Il redditometro può sbagliare i cittadini possono difendersi
Cos'è il redditometro? Quante noie può arrecare a un contribuente onesto? E come difendersi in caso di contestazioni ingiuste? Il fisco si è dotato di un nuovo strumento per la lotta all'evasione, il redditometro. Il nome non è nuovo, lo strumento sì. Non si confonda il redditest (programma scaricabile dal sito dell'agenzia delle entrate con cui il contribuente verifica la congruenza delle spese sostenute con il reddito dichiarato), con il redditometro, il nuovo strumento a disposizione del fisco che stabilisce la congruenza del reddito dichiarato dal contribuente con le spese (teoriche medie)sostenute durante l'anno. Lo strumento prende in considerazione in tutto 56 elementi di capacità contributiva, calibrati in base al numero di componenti del nucleo familiare, sulla base dei quali gli uffici finanziari possono fondare la ricostruzione del reddito del contribuente. Se verrà riscontrata un'incongruenza superiore al 20% tra quanto dichiarato dal contribuente e quanto presuntivamente speso, il contribuente verrà chiamato per un accertamento in contraddittorio. In tale sede potrà "giustificare" lo scostamento oppure invece trovare un accordo versando le concordate maggiori imposte e le relative sanzioni, ridotte a un terzo del minimo. In caso contrario, l'amministrazione finanziaria emetterà un avviso di accertamento impugnabile dal contribuente davanti alle commissioni tributarie. Sin dalla prima analisi dello strumento si riscontrano problematiche per quel contribuente che, pur non avendo occultato nulla al fisco, rischia di doversi confrontare con l'amministrazione finanziaria per dimostrare, documenti alla mano, la propria onestà. I problemi che si prevede si presenteranno di frequente sono relativi all'acquisto di un fabbricato o di un'autovettura e all'applicazione di valori di spesa per beni di consumo tratti dai dati medi Istat. Non è affatto certo che un determinato contribuente spenda effettivamente, per vacanze, trasporti, abbigliamento e quant'altro, quanto previsto dal dato statistico medio Istat. In quest'ultima ipotesi non si vede come sia possibile per il contribuente documentare le minori spese effettuate rispetto alla media Istat. Claudio Zaninotto Studio associato Zaninotto-Villani