Omicidio, sotto torchio i due amici indagati

di Maria Fiore wPAVIA Nessuna confessione e tante contraddizioni nelle risposte alle domande del giudice. E soprattutto accuse reciproche. I due indagati per l'omicidio del 23enne Felipe Alejandro Zamorano Campuzano, ucciso a coltellate nell'appartamento in via Sant'Epifanio, sono stati interrogati ieri mattina dal gip Erminio Rizzi. I fermi sono stati convalidati. Juan Miguel Loor Gonzalez, ecuadoriano di 35 anni e intestatario dell'appartamento in cui è avvenuto il delitto, e Abel Ronal Cardenas Machuca, un peruviano di 20 anni che abita in via Cardano, hanno scelto di non avvalersi della facoltà di non rispondere. Le loro dichiarazioni non sciolgono tutti i dubbi sulla vicenda, ma contribuiscono a ricostruire con più precisione la dinamica dei fatti. Entrambi hanno riferito che nella notte tra domenica e lunedì scorsi, dopo avere trascorso la serata insieme in un locale di piazza Emanuele Filiberto, sono andati nell'appartamento in via Sant'Epifanio. Entrambi hanno detto che nell'abitazione sono girati alcolici e droga. Un particolare che potrà però essere accertato solo dagli esami tossicologici a cui erano stati subito sottoposti gli indagati e che sono stati disposti anche per la vittima. Fatto sta che se le versioni dei due amici sembrano concordare nelle ore precedenti il delitto, prendono strade diverse e confuse nella ricostruzione della dinamica del ferimento mortale. Abel Ronal Cardenas, il peruviano di 20 anni, che è difeso dall'avvocato Antonio Savio, ha parlato di un litigio scoppiato tra lui e la vittima. «Aveva bevuto troppo, era fuori di sé – ha detto al giudice –. Ha rotto una bottiglia e con il vetro mi ha ferito sotto l'occhio». A questo punto, in base a questa versione, sarebbe intervenuto il padrone di casa, a dividerli. «Mi ha portato in un'altra stanza, e loro sono andati nel soggiorno – ha proseguito il giovane –. Mi sono seduto sul divano, poi ho sentito urlare». Il 20enne, dunque, ha negato di avere partecipato all'omicidio. E anzi, ha detto di non avervi nemmeno assistito. Scaricando, di fatto, la responsabilità dell'accoltellamento sull'amico. Un addebito che Juan Miguel Loor Gonzalez, il 35enne difeso dall'avvocato Alessio Fieschi, ha però negato con forza. Nessuna confessione, dunque. E soprattutto ricordi confusi e contraddittori. Sarebbe stata la vittima, secondo quanto riferito dal 35enne, a prendere il coltello da cucina. E poi? Buio totale. Frammenti annebbiati, che non possono però spiegarsi con una tesi di legittima difesa, visto il numero di coltellate trovate sul corpo della vittima, colpita al torace. Più di sette, secondo i primi riscontri dell'autopsia, eseguita ieri mattina all'istituto di Medicina legale da Maurizio Merlano. Il pm ha anche nominato il consulente Angelo Groppi per gli esami tossicologici, mentre l'avvocato Valentina De Rienzi, che segue insieme al collega Savio la posizione del 20enne, e l'avvocato Fieschi, si sono riservati sulla nomina di un proprio consulente di parte. «Aspettiamo l'esito degli esami medico-scientifici, prima di fare ogni valutazione», si limita a dichiarare Fieschi. Entrambi i difensori hanno presentato una richiesta al gip di arresti domiciliari per i propri assistiti. Istanze sulle quali il giudice Erminio Rizzi si è riservato. @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA