I pagamenti sospetti di Maestri a Bugatti
di Maria Fiore wPAVIA Due progetti per l'ampliamento di cantieri edili dell'imprenditore Dario Maestri. Due contratti da 142mila e 145mila euro con lo studio tecnico del docente dell'Università Angelo Bugatti che dovevano servire, secondo l'accusa, a creare una provvista di denaro per mandare in porto l'operazione Punta Est. Contratti che lo stesso gip Anna Maria Oddone definisce «un giro di carta» messo in piedi per mascherare tangenti. Dell'importo pattuito, però, a Bugatti sarebbe arrivato solo un acconto, come dimostrerebbero le fatture sequestrate dalla finanza. Fatture che hanno spinto il magistrato Paolo Mazza a contestare al docente e all'imprenditore di Punta Est Dario Maestri, l'accusa di corruzione. Bugatti, direttore del dipartimento di Ingegneria edile, avrebbe ricevuto del denaro, sotto forma di falsi progetti di fattibilità assegnati al suo studio, per creare una convenzione con la società Punta Est che mantenesse, in apparenza, la finalità di ricerca e il legame con i servizi universitari delle residenze di Punta Est, mentre si andava, di fatto, a cambiare la tipologia delle case, destinandole al libero mercato. Ma che cosa spinge la procura a dire che quei progetti commissionati a Bugatti furono in realtà un falso? Un modo per mascherare tangenti? Nell'ordinanza di custodia cautelare si parla di una fattura di 33.600 euro corrisposti a Bugatti il 31 novembre 2010 per il "Progetto di via Molino Tre Mole", che è un cantiere di Maestri. Il contratto disciplinare dice che i professionisti dello studio Bcma, di Bugatti, avrebbero dovuto fare la progettazione per il completamento di edifici. I professionisti, sentiti dalla polizia giudiziaria, hanno però smentito di avere partecipato ai progetti. La seconda fattura, di 17.400 euro è invece relativa a uno studio di fattibilità su Cascina Scova, altro cantiere di Maestri. Su questo pagamento la pg ha sequestrato una mail, inviata dallo studio di Bugatti all'architetto di Maestri, in cui si dice che «la bozza del disciplinare per Cascina Scova è stata fatta sulla falsariga di quella di via Molino Tre Mole». Simile anche l'importo pattuito, rispettivamente di 145mila e 142mila euro. Ma che lavori bisognava fare a Cascina Scova? A questa domanda i tre professionisti dello studio di Bugatti danno risposte diverse e contraddittorie: un ampliamento del numero di camere, la realizzazione di altri tre edifici e, infine, nuovi alloggi. Uno dei tre tecnici, inoltre, ha ammesso di avere collaborato al progetto senza essere mai stato sul posto. Progetto, peraltro, che non sarebbe mai stato ultimato, «perché non c'era alcun interesse verso quello studio», secondo il gip Oddone. Se non, secondo l'accusa, quello di usarlo come strumento per giustificare, all'occorrenza, pagamenti di denaro. Tangenti mascherate sarebbero state, secondo il magistrato Paolo Mazza, anche gli assegni di ricerca, per 64 mila euro, versati da Punta Est al dipartimento di Ingegneria edile e del territorio. Assegni che non sarebbero andati all'Università, ma a due professionisti che lavoravano nello studio di Bugatti, e non all'Università. Infine, il pm Mazza basa l'accusa di corruzione anche su lavori per 15mila euro che l'imprenditore Dario Maestri avrebbe eseguito in un cascinale di Bugatti in provincia di Piacenza: la sistemazione del giardino, la posa di marciapiedi attorno all'abitazione, un casottino in legno da piazzare su un basamento di cemento. Lavori per i quali Maestri non si sarebbe fatto pagare. Contestazioni da cui ieri Angelo Bugatti (accusato di falso e corruzione) ha avuto l'occasione di difendersi. Il docente è stato interrogato per quasi due ore. E ha deciso di rispondere alle domande del gip Anna Maria Oddone. «Abbiamo spiegato che è tutto fondato su un equivoco –spiega l'avvocato difensore Federica Bonomini –. Le borse di studio furono reali. E lo stesso vale per i progetti dei cantieri, per i quali ci sono tutti gli elaborati grafici, che sono stati anche sequestrati. La convenzione? Non aveva il potere di modificare la tipologia degli appartamenti, era solo un accordo tra ente e società». @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA