Ateneo, protesta contro Profumo
PAVIA Uno striscione nel cortile dell'ateneo per protestare contro il decreto Profumo sul diritto allo studio. E ancora assemblee nei collegi pavesi. Il Coordinamento per il diritto-Udu allo studio protesta a Pavia. «Ieri il ministro ha rimandato la discussione al 21 febbraio – spiega Bernardo Caldarola, Coordinamento – noi continueremo la mobilitazione». «Questo decreto va assolutamente stoppato – spiega Michele Orezzi, coordinatore nazionale dell'Unione degli universitari – un testo che non ha avuto il parere obbligatorio del Cnsu e ha scatenato, giustamente, le ire e le insurrezioni di tutti gli studenti italiani». E la protesta - assicura l'Udu - andrà avanti «fino a quando il ministro Profumo non ritirerà questo decreto che altro non è che la fine del diritto alla formazione e al futuro per migliaia di studenti». E anche Pavia si è unita alla protesta. Assemblee nei collegi per parlare di diritto allo studio, una lettera al rettore Angiolino Stella e al presidente dell'Edifsu Giuseppe Faita e lo striscione nella sede centrale dell'ateneo. «Il provvedimento rimodula i criteri di accesso alle borse di studio – spiegano i rappresentanti del Coordinamento – e i criteri di merito per mantenerle. Viene fissato un limite di età, se ci si iscrive dopo i 25 anni non si potrà più chiedere una borsa di studio. E gli importi vengono drasticamente tagliati, salvo poi essere aumentate le detrazioni per mense e alloggi». Gli studenti chiedono un intervento del rettore Stella in una data, quella di oggi, decisiva. Il professor Giuseppe Faita, presidente dell'Edisu, l'ente per il diritto allo studio di Pavia ha risposto alla lettera inviata dagli studenti e ha dato la sua disponibilità a parlare del decreto. «La cosa paradossale – spiega Faita – è che si sta parlando di un testo che noi rappresentanti degli enti per il diritto allo studio non abbiamo mai visto, non siamo stati coinvolti». Il testo ufficiale quindi non è mai arrivato, anche solo per un parere, a chi materialmente assegna le borse di studio. «La mia idea personale è che già ora il sistema è penalizzante –spiega Faita – per esempio per le famiglie dei dipendenti pubblici che sono a reddito dichiarato. Un esempio: il figlio di una bidella e di un impiegato per il sistema sono percepiti ricchi, perché superano l'Isee. E questo non è equo». «Questo è un provvedimento, che non esitiamo a definire "criminale" – sostengono gli studenti pavesi del Coordinamento – per la sua drastica riduzione sia del numero dei borsisti, che degli importi delle borse, prevede una serie di tagli che andranno a impoverire, fino quasi a far scomparire, il concetto stesso di diritto allo studio in favore di un'università destinata solo a chi può permettersi di pagare le rette, già le terze più alte d'Europa». (ma.br.)