Tangenti in Algeria, indagato Scaroni

ROMA Il nome di Paolo Scaroni entra nell'inchiesta sulla maxi-commessa algerina di Saipem, la controllata Eni specializzata nella realizzazione di infrastrutture per l'industria petrolifera. L'amministratore delegato di Eni è indagato dalla procura di Milano per corruzione internazionale, nell'ambito di quella che viene definita dai pm una vicenda corruttiva di «ingente dimensione economica» che coinvolge «numerose società del gruppo (Fcp, Snamprogetti, Saipem Portugal Comercio Maritimo, Saipem e la francese Saipem SA)». Secondo l'accusa, Scaroni avrebbe incontrato, almeno in una occasione, l'intermediario algerino Farid Noureddine Bedjaoui, l'uomo sospettato di aver fatto da collettore di una presunta tangente da 197 milioni, pagata per fare ottenere a Saipem tra il 2007 e il 2009 otto contratti per 11 miliardi di euro. Il denaro sarebbe stato versato alla società di Hong Kong Pearl Partners Limited, riconducibile a Bedjaoui, «su conti a Zurigo, a Fujarah negli Emirati Arabi e Dubai», per essere poi riversato tra il 2008 e il 2010 nelle tasche di funzionari e politici nordafricani per ottenere l'appalto dei progetti Medgaz (gasdotto) e Mle, in joint venture con l'ente di Stato algerino Sonatrach. Gli investigatori della Guardia di finanza hanno perquisito la casa di Milano di Scaroni, e gli uffici di Roma e San Donato Milanese dell'Eni e della Saipem, oltre alle abitazioni di Alessandro Bernini, ex direttore finanziario di Eni, e di Antonio Vella, responsabile di Eni in Nord Africa. Entrambe le società sono coinvolte nell'inchiesta in base alla legge 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti. Sotto sequestro i dispositivi elettronici e la posta elettronica «dal 2006 a oggi» di Scaroni, Vella e Bernini. Il gruppo Eni così come Scaroni si sono dichiarati «totalmente estranei» alla vicenda, assicurando «massima cooperazione ala magistratura». Ma in Borsa ieri è stata una giornata nera: il titolo ha chiuso a -4,62%, mentre Saipem ha guadagnato il 5,26%. Con Scaroni, sette gli indagati, compresi i manager che erano stati raggiunti da un avviso di garanzia il 5 dicembre. Si tratta di Pietro Varone, chief operating officer dell'area Engineering&Construction di Saipem, Nerio Capanna (vice presidente Saipem), Tullio Orsi (ex direttore generale di Saipem Algeria), Pietro Franco Tali (vicepresidente e ad di Saipem), Alessandro Bernini, Antonio Vella e l'intermediario Farid Bedjaoui. Tre mesi fa, l'indagine aveva provocato un terremoto ai vertici, con la sospensione cautelare di Varone, le dimissioni di Tali e di Bernini. Secondo i pm Fabio De Pasquale, Giordano Baggio e Sergio Spadaro, a uno degli incontri con Bedjaoui e il ministro dell'Energia Chekib Khelil «svoltosi in un albergo di Parigi, parteciparono l'ad di Eni spa Paolo Scaroni, e il responsabile di Eni per il Nordafrica, Antonio Vella»: «L'incontro era finalizzato ad ottenere un'ulteriore commessa per aumentare la redditività del giacimento di Menzel». La procura ipotizza anche «ulteriori versamenti corruttivi» oltre ai 197 milioni, che sarebbero stati corrisposti «da aziende che operavano come subcontrattisti di Saipem» e «decisi nel corso di riunioni in un albergo di Milano» alle quali avrebbero partecipato assieme al mediatore algerino, «esponenti dei subcotractors, Varone e Bernini». (m.r.t.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA