Quelle case per gli studenti diventate «residenze di pregio»

di MARIA FIORE (segue dalla prima) I due passaggi, finiti nel mirino della procura, sono una variante al progetto iniziale, che prevedeva appunto di costruire sui quei terreni al Vallone residenze universitarie, e una convenzione tra il Dipartimento universitario e la società Punta Est, che trasformava, di fatto, le «case per studenti» in semplici case. Acquistabili, quindi, da chiunque. L'inizio. Tutto comincia nel 2010, quando i precedenti proprietari del terreno al Vallone, Massimo e Franco Lardera, ottengono, a firma di Moro, il permesso di costruire un complesso immobiliare destinato a residenze universitarie. A luglio i terreni vengono acquistati dalla società Punta Est, che a febbraio del 2011 presenta una richiesta di variante al progetto iniziale. I "no" alla variante. La responsabile del procedimento Elisa Brendolise, l'8 marzo 2011, dà un primo parere negativo. «Bisogna rispettare la destinazione d'uso ammessa nella zona dal piano regolatore vigente», dice. Passano i mesi e il 19 maggio 2011, la stessa funzionaria ribadisce quanto ha già scritto in precedenza. L'ok di Moro. Esattamente lo stesso giorno, il 19 maggio, il dirigente del settore urbanistica del Comune di Pavia, Angelo Moro, rilascia il permesso di costruire a Punta Est. A convincere Moro è l'atto d'obbligo firmato il 18 aprile 2011 tra Punta Est e l'Università. E' un accordo con cui il costruttore «si impegna a rispettare gli impegni assunti con l'Università di Pavia, realizzando unità immobiliari con l'adozione delle migliori tecniche per scopi di ricerca». La "convenzione". L'accordo tra Punta Est e Università, che manterrebbe inalterati gli scopi di ricerca delle case, mostra da subito un'anomalia. Porta la firma di Bugatti, ma non è mai passata attraverso il vaglio del Consiglio di amministrazione dell'Università, passaggio obbligato per una "convenzione" con l'Ateneo. Esplode il caso. Mentre le ruspe lavorano a pieno ritmo nella zona del Vallone, il Pd, a luglio 2011, solleva il caso Punta Est in Consiglio comunale. Perché negli annunci pubblicitari che circolano sulle case si parla di «abitazioni signorili di classe A, circondati dal parco della Vernavola». Prezzo: 2450 euro al metro quadro. Ma non erano case destinate a studenti? La lista Insieme per Pavia, attraverso il consigliere Paolo Ferloni, presenta un esposto in procura. Tra i dubbi che vengono sollevati c'è anche il fatto che un eventuale cambio mascherato di destinazione d'uso dell'area consentirebbe al costruttore di risparmiare circa 400mila euro di oneri di urbanizzazione. Si comincia a indagare. A dicembre del 2011 il magistrato Paolo Mazza acquisisce le carte relative all'operazione immobiliare. E a marzo del 2012 il cantiere viene sequestrato. Cinque persone, tra cui Dario Maestri, risultano indagate per abuso edilizio. Un mese dopo, ad aprile, a Moro e Bugatti vengono notificati avvisi di garanzia per abuso d'ufficio e falso in atto pubblico. Ieri, per loro, è scattata anche l'accusa di corruzione. @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA