Manzoni, omaggio con libri e film
MILANO Il 6 febbraio 1963 moriva all'improvviso per un infarto Piero Manzoni. Lo stesso giorno, cinquant'anni dopo, la Fondazione Piero Manzoni organizza una serata per ricordare l'artista ma soprattutto presentare, tramite la voce dei protagonisti, i numerosi progetti a lui dedicati in quest'anno denso di "eventi manzoniani". "Piero Manzoni 1963-2013 50enario della morte dell'artista" avrà luogo questa sera (dalle 18) negli spazi dei Frigoriferi Milanesi (in via Piranesi 10. Ingresso libero con prenotazione al numero 02-73981 oppure via mail: ufficio.comunicazione@opencare.it) e vedrà, tra gli altri protagonisti, Giuseppe Manzoni di Chiosca, Vicepresidente della Fondazione Manzoni, Agostino Bonalumi, noto artista e amico di Manzoni, e Pepi Marchetti Franchi, direttrice della Gagosian Gallery di Roma (succursale italiana del magnate dell'arte contemporanea, Larry Gagosian). Fra gli eventi in programma per questo 2013 tutto manzoniano, spicca la grande retrospettiva di giugno allo Städel Museum di Francoforte, che sarà poi allestita in autunno a Palazzo Reale; la figura di Manzoni non poteva non interessare anche il cinema, e infatti il regista Andrea Bettinetti racconterà del film documentario a cui sta lavorando, prodotto dalla Good Day Films. Dopo molte biografie di successo nel catalogo di Joahn & Levi, mancava quella di Piero Manzoni: la lacuna verrà colmata da Flaminio Gualdoni, che per la nota casa editrice sta infatti scrivendo la prima biografia dell'artista. Altri due libri usciranno quest'anno, nella collana dei Quaderni dell'Archivio Manzoni, per mano di due storici dell'arte: un diario inedito giovanile dell'artista, a cura di Gaspare Luigi Marcone e un libro su Manzoni e il Gruppo Zero tedesco, scritto da Francesca Pola. A chiudere la serata, un white cocktail e la prima delle Cene d'artista: "Piero Manzoni, Bianco Mangiare", su prenotazione. Il filo conduttore del menù sarà principalmente il colore bianco degli "Achrome". Quando Manzoni si affaccia sulla scena artistica, intorno al 1957-58, si stanno manifestando i primi sintomi di rigetto verso l'informale, il linguaggio più diffuso. Pollock e Fautrier avevano esplorato l'eccedenza della materia pittorica, ma ora si è più interessati alla dimensione mentale dell'opera; avevano privilegiato la soggettività del gesto, ma ora si aspira a un'arte oggettiva, senza psicologia; avevano espresso un grido inarticolato, ma ora si cerca soprattutto il silenzio. Manzoni nel 1957 con Baj, Dangelo e altri firma il manifesto "Contro lo stile" in cui si dice che i monocromi di Klein sono l'ultima possibilità del linguaggio. Dopo rimane solo la tabula rasa. A 24 anni realizza gli Achrome, tele bianche irrigidite dal caolino, che si raggrinzano in molte pieghe. Due anni dopo fonda con Castellani la rivista Azimuth, che dichiara di voler andare oltre la pittura. Manzoni è ancora più radicale: «Non c'è nulla da dire, c'è solo da essere, c'è solo da vivere». (c.arg.)