Anna Bonaiuto «La mia Cristina donna di coraggio»

Il grande successo ottenuto dal film "Amour" diretto da Michael Haneke ha indotto il gestore del cinema Politeama di Pavia a raddoppiare la proiezione. Oggi, pertanto, il film che l'anno scorso ha vinto la Palma d'oro a Cannes verrà presentato alle 17 e alle 21. La trama: Anne e Georges - Emmanuelle Riva e Jean Luois Trintignant - sono due anziani insegnanti di musica in pensione. Hanno condiviso affetti e lavoro, gioie e apprensioni, concerti e letture La loro vita cambia improvvisamente quando un ictus colpisce Anne. Il biglietto costa 5 euro (intero) e 4 euro (ridotto Agis e anziani). PAVIA Va in scena domani alle 21 al Teatro Fraschini "La belle joyeuse" diretta da Gianfranco Fiore, monologo con Anna Bonaiuto nel ruolo di Cristina di Belgioioso, eroina del Risorgimento già interpretata dall'attrice nel film di Mario Martone "Noi credevamo" (i biglietti, da 14 euro a 5 euro, si acquistano in teatro dalle 11 alle 13, dalle 17 alle 19 e un'ora prima dello spettacolo, info allo 0382.371214). Personaggio femminile carismatico del Risorgimento italiano, trascurato - quando non del tutto cancellato - dai testi scolatici e dalla storiografia ufficiale, la principessa di Belgioioso, fu odiata dalle donne per la sua bellezza e audacia, e mal sopportata dagli uomini per la sua intelligenza e per l'insanabile rifiuto di attenersi alle convenzioni. Sempre sulle barricate e attrazione nei salotti milanesi, lombardi e parigini, simpatizzò per la rivoluzione, partecipò ai moti del ‘48 e fu protagonista nella brevissima vita della Repubblica romana, e in questa sua vertigine politica trovò il tempo per fare la giornalista, viaggiare, scrivere saggi e romanzi. Ad Anna Bonaiuto, l'onore di raccontarla. Cristina di Belgioioso fu una vera primadonna? «Più che altro fu una donna così complessa e intensa che è difficile renderla in un solo spettacolo, anche se credo che siamo riusciti a fare un buon lavoro. Riuscì sempre a coinvolgere le persone con cui venne in contatto e non si perse nemmeno un'occasione di azione durante il periodo risorgimentale. All'inizio fu mazziniana e carbonara, poi, quando capì che il popolo non avrebbe seguito Mazzini, divenne repubblicana, finché arrivò ad organizzare le barricate in prima persona». Era anche una donna di cultura? «Di straordinaria cultura. Traduceva in francese le opere di Giambattista Vico ed era una fine intellettuale. Ma nello stesso tempo era molto pratica: fu lei la prima creatrice di falansteri in Italia, convinta com'era che coinvolgere la gente alla base per cooperare, fosse la miglior forma di progresso. In pochi furono così lungimiranti». Oltre a politica, cultura e impegno sociale quali altri lati emergono nello spettacolo? «C'è tutta la sua femminilità, perché non rinunciò nemmeno a quella. Da qui la definizione di "La belle joyeuse", riferita al suo lato esplosivo e a sottolineare un aspetto apparentemente frivolo, dal quale man mano affiorava il grande spessore. Cristina Trivulzio era una donna affascinante e seduttrice, tanto che durante il suo esilio ha Parigi fece innamorare mezza città, ma riservava punte di follia». Per esempio? «Quando andò in Oriente e in Anatolia le venne l'idea di far lavorare gli esuli e, detto e fatto, riuscì a coinvolgere anche loro. Tra queste mille facce, però, la sua ossessione era l'Unità d'Italia, come se fosse nata per perorare quella causa, quasi fosse nel suo sangue». Nella storia "la belle joyeuse" ha avuto il posto che meritava? «I grandi studiosi del Risorgimento l'hanno apprezzata molto, ma a scuola non viene studiata, perché era un personaggio troppo libero, difficile da inquadrare come buono o cattivo esempio (il governo austriaco la definì una "sanguinaria assassina"). Non dimentichiamo che a vent'anni scoprì che il marito le aveva lasciato la sifilide e decise di separarsi, poi ebbe una figlia ma non disse mai di chi era, fu insultata da Pio IX che la chiamò "sfacciata meretrice", insulto a cui lei rispose a tono». Troppo diversa dalle altre eroine del Risorgimento? «Non era certo Anita Garibaldi o Adelaide Cairoli e non rappresentò mai quella donna materna risorgimentale su cui la storia scolastica tanto ama insistere. Eppure noi, come dice Gianfranco Fiore, abbiamo dato un profilo vivo e reale, alla donna che Balzac definì "più impenetrabile della Gioconda"». (m.pizz.)