Aggredì rivale in amore, 14 mesi in appello
CASARILE Aveva colpito alla testa e alla gola, con un taglierino, il suo rivale in amore, nel corso di un litigio. E poi gli aveva sparato addosso, con una scacciacani. Con l'accusa di lesioni (all'inizio fu contestato il tentato omicidio) Mario Fontana, un commerciante di 65 anni che abita a Casarile, era stato condannato in primo grado a due anni. La Corte di Appello ha ridotto la condanna a un anno e due mesi. L'avvocato difensore Massimo Marmonti, che aveva impugnato il verdetto dei giudici di Pavia, ha insistito perché all'imputato venisse riconosciuta l'attenuante della "provocazione". In altre parole, secondo la difesa, la reazione dell'imputato, che aveva aggredito il rivale, ferendolo, era da inquadrare «in un contesto di frustrazione e malessere», provocato dai tradimenti della donna contesa, che aveva avuto prima una relazione con l'imputato, poi con la vittima e poi era di nuovo tornata insieme all'imputato. Il quale, quella sera di gennaio del 2008, trovò il rivale insieme alla donna davanti alla propria abitazione. Fontana, stando a quanto ricostruito nel processo di primo grado – ricostruzione condivisa dai giudici di appello – aggredì il rivale, colpendolo con un taglierino. Esplose anche alcuni colpi di pistola: sul luogo venne trovata una scacciacani, riproduzione di una Beretta 92 senza tappo rosso. L'uomo, che era stato arrestato con le accuse di tentato omicidio e detenzione e porto abusivo di arma, non si era sottratto alle sue responsabilità e aveva confessato i fatti, dando però anche una sua versione dell'accaduto. Il commerciante giustificò il suo gesto come dettato dal risentimento accumulato nel tempo contro l'uomo che, anche dopo la fine della storia, continuava a «insidiare» la propria donna. Una spiegazione che non era però bastata ai giudici del tribunale di Pavia a concedergli le attenuanti. Fontana era stato condannato anche al risarcimento di 5mila euro alla parte civile. I giudici di appello hanno condiviso nella sostanza il ragionamento del tribunale di Pavia, ma hanno ritenuto di alleggerire la pena, proprio per «la situazione di malessere e sofferenza», in cui si trovava l'imputato al momento dei fatti. (m. fio.)