Fabbrica vietata ai 19 della Fiom

ROMA Pagati per non lavorare. I 19 operai della Fiom fatti riassumere dal tribunale non possono entrare nell'impianto di Pomigliano (Napoli) da cui, ieri, sono stati invitati a uscire dopo che si erano presentati per sapere le loro mansioni (in 18 perché uno è in permesso elettorale). I metalmeccanici della Fiom sono arrivati di buon'ora al lavoro con indosso le loro tute bianche. Ma sono rimasti fuori dai reparti: accesso negato. L'azienda li ha diffidati e, anzi, se non abbandonavano la fabbrica rischiavano di essere licenziati. «Non risultiamo in servizio», ha detto Ciro D'Alessio, uno degli operai. Hanno tentato di resistere, far valere le loro ragioni, o meglio la sentenza, ma dopo un paio d'ore sono stati costretti ad andare a casa. «Ci hanno consegnato la busta paga e comunicato che non hanno la possibilità di collocarci in alcun reparto, non sanno neanche loro dove metterci...», ha raccontato un altro operaio. La Fiom ha annunciato un esposto alla magistratura «per ulteriore discriminazione» e inviato una diffida all'azienda. Non farli lavorare «è uno schiaffo alla dignità di questo Paese e agiremo in tutte le sedi possibili per difendere i lavoratori» ha detto Maurizio Landini, segretario Fiom chiedendo poi che «il governo intervenga, il suo silenzio è inaccettabile». Il ministro del lavoro, Elsa Fornero, ha escluso di poter fare qualcosa: «Sono un ministro in uscita, e il governo è in chiusura». Di decisione «sbagliata e illecita» parla la Cgil, mentre per il segretario generale della Fim Cisl, Giuseppe Farina invece, la situazione può rientrare: «L'incontro con l'azienda di giovedì dovrebbe risolvere alla radice il problema. Dalle nostre aspettative il passaggio dei lavoratori di Fabbrica Italia Pomigliano a Fiat Group Automobiles comporterà che non ci saranno più i licenziamenti e che verrà meno qualsiasi ipotesi discriminatoria, con il rientro di tutti». Intanto, le tute blu hanno fatto sapere che anche oggi si presenteranno al lavoro. «Non vogliamo essere umiliati dall'azienda - ha spiegato Sebastiano D'Onofrio - non vogliamo essere privilegiati percependo uno stipendio pieno rispetto a tutti gli altri lavoratori che sono in cassa integrazione». La posizione assunta dal Lingotto ha scatenato anche il dibattito politico. Per il segretario di Sel, Nichi Vendola, quanto accaduto è «un'altra occasione persa per ristabilire rapporti corretti con il mondo del lavoro e i suoi rappresentanti». Di «ingiustizia» ha parlato Giorgio Araudo, ex segretario nazionale Fiom, candidato alla Camera con Sel: «La Fiat ha una concezione medievale dei rapporti di lavoro, un'idea legata al delirio di onnipotenza dell'amministratore delegato». Ad attaccare Sergio Marchionne è anche Antonio Ingroia, leader di Rivoluzione Civile: «Si crede superiore alla legge e continua a comportarsi come il padrone delle ferriere, secondo il modello berlusconiano, ma in un Paese civile le sentenze si rispettano». Per domani gli operai Fiom hanno annunciato una giornata di volantinaggio davanti alla fabbrica e nei prossimi giorni organizzeranno un'assemblea pubblica. (a.d'a.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA