Baldi, solo per vincere «Io, Nadal e Federer il futuro non aspetta»

Filippo Baldi è in ascesa rapida. Nel giugno scorso il tennista vigevanese ha vinto l'Avvenire, il torneo internazionale riservato agli Under 16 che si svolge a Milano. Da 43 anni un italiano non si aggiudicava il trofeo. Nel corso dell'anno scorso ha conquistato anche il titolo europeo Under 16 e ha ragalato la prima Coppa Davis giovanile all'Italia, sempre in coppia con Gianluigi Quinzi. Nel settembre Trieste ha ottenuto i primi due punti Atp. Il mese scorso è arrivato alle semifinali degli Australian Open e nel corso del 2013 parteciperà agli altri tornei dello slam e ai tornei Futures, con l'obiettivo di entrare tra i primi 600 del ranking Atp. Stefano Dolce è l'allenatore e l'accompagnatore di Filippo, pagato dal padre. Quando è a Vigevano Filippo è seguito dal preparatore atletico Alessandro Caminiti. di Claudio Malvicini wVIGEVANO Tanta determinazione e poche parole, quelle che servono: come uno scambio senza fronzoli. Della sua vita privata non parla («Se ho una ragazza sono affari miei»), solo se l'argomento è il tennis apre lo scambio e piazza qualche vollée. Un esempio? «Dicono che Nadal non sia un attaccante perché a volte gioca a tre metri dalla linea, ma non si diventa numero uno senza attaccare». Un chiodo fisso? No, è solo che Filippo Baldi, un metro e 81 per 76 chili, sta vivendo un sogno e non ha nessuna intenzione di lasciarselo scivolare tra le mani per una distrazione. Pochi giorni fa il tennista vigevanese è salito al quinto posto del ranking mondiale Under 18, dopo le semifinali degli Australian Open giovanili, il suo primo torneo dello slam. Domenica scorsa, dopo pochi giorni a casa, è ripartito per l'Argentina, dove si preparerà per affrontare una stagione molto lunga. Ha iniziato a girare il mondo a 12 anni («sempre a spese nostre – spiega il padre – perché a questi livelli non si guadagna»), nel 2012 ha vinto la Davis giovanile e gli Europei Under 16 in coppia con Gianluigi Quinzi, e il torneo Avvenire, quest'anno parteciperà ai quattro slam giovanili e punta a entrare tra i primi 600 al mondo. Ha compiuto 17 anni a gennaio, ma vive già come un professionista. Gira il mondo per giocare, va poche volte al cinema, non passa ore su internet («solo Skype per parlare con la famiglia quando sono in giro») e segue una dieta ferrea. «Ho la tabella oraria con gli integratori da prendere e cerco di non sgarrare – spiega Filippo –. In Egitto mi è capitato di mangiare una pizza prima di un match, sono stato male e ho perso». Quando è a Vigevano nemmeno va alle feste con gli amici. «Mi invitano ma preferisco stare a casa – dice Filippo, , che è iscritto al liceo linguistico Da Vinci ma da privatista – anche perché mi capita di rado». Esattamente 20 notti negli ultimi sei mesi, perché la sua vita è così. A Filippo piace viaggiare ma quando è in giro le abitudini di casa gli mancano: «Dormire nel proprio letto e mangiare i cibi che conosci è un'altra cosa». E poi a casa c'è Roger («come Federer»), il suo cane maltese di 4 anni. Se il cane fosse arrivato a casa Baldi dopo il 2009 probabilmente si sarebbe chiamato Rafa (come Nadal) visto che ora il maiorchino è il suo idolo: «Federer gioca meglio, ma Nadal mi emoziona di più». In questo scambio di modelli ha delle responsabilità anche il tennista svizzero. «Nel 2009 – racconta il padre Leonardo – siamo andati a Genova per la Coppa Davis e Filippo ha fatto la coda per un'autografo di Federer, ma quando toccava a lui e a un altro bambino, Roger ha detto di essere stanco e se n'è andato». Abbastanza per convincere quel bambino a voltare le spalle, è una questione d'orgoglio. Talento, orgoglio, determinazione, disciplina, ma in Federico c'è anche la passione per la competizione e le emozioni che suscita. «Ho iniziato a nove anni, allora giocavo nelle giovanili del Pavia calcio ma mi piaceva troppo l'idea di essere solo in campo e decidere cosa fare, per cui ho optato per il tennis – ricorda Filippo –. Dei match mi piace tutto: l'adrenalina della sfida, la gioia della vittoria e persino la delusione della sconfitta». E poi c'è il pubblico, «che è uno stimolo quando ti sostiene e pure se fischia. Un esempio? – dice –. Eravamo in Francia per la finale degli Europei Under 16 e ci siamo ritrovati io, Quinzi e una decina di italiani tra parenti e tecnici contro due avversari e 800 tifosi scorretti, che fischiavano quando lanciavo la pallina per la seconda di servizio. Alla fine però abbiamo vinto noi». In quel "noi" c'è, secondo gli osservatori, il futuro del tennis italiano. Quinzi, sette centimetri più alto di Filippo, è arrivato al numero uno del ranking mondiale, ora è al terzo posto. Baldi dice che sono amici e ride se gli si fa notare che Wikipedia ha già dedicato una pagina a Quinzi, ma non a lui. Più che Quinzi, però, l'ostacolo sul suo avvenire da tennista è il tempo, visto che pochissimi dei ragazzi arrivati ai livelli di Baldi da Under 18 hanno scalato da adulti le posizioni di vertice del ranking Atp. Già in Argentina avrà un assaggio di quello che lo aspetta nei prossimi anni. «Le giornate in Argentina hanno un programma già scritto – spiega Filippo –. Sveglia alle 6, colazione con toast, cereali e succo di frutta, alle 6.30 cominciano gli allenamenti atletici e in palestra, poi tennis e corsa. Si riparte alle 15, cena alle 20, poi a dormire». La solitudine del professionista però non sembra spaventarlo. «Gli amici a Vigevano mi dicono che sono matto a fare questa vita, ma io non riesco a immaginarne un'altra – dice –. In giro per il mondo gioco, incontro persone che condividono la mia passione e da cui posso imparare, cosa posso volere di più?» In Australia si è allenato quattro giorni con Ferrer, magari quest'anno gli capiterà di farlo anche con Federer, sempre che non sia Filippo, questa volta, a voltargli le spalle. ©RIPRODUZIONE RISERVATA