Rustioni, l'enfant prodige torna sul palco del Fraschini
PAVIA Il ventinovenne Daniele Rustioni, "enfant prodige" del podio, torna domani sera alle 21 al Teatro Fraschini, a dirigere l'Orchestra della Svizzera Italiana, con il violinista solista Pavel Berman (informazioni per i biglietti, da 20 a 8 euro, al numero 0382.371214, dalle 11 alle 13 e dalle 17 alle 19). In programma per la serata, tre fra le più belle pagine del repertorio classico, ripercorse a ritroso nel tempo - "Sinfonia Classica opera 25" e "Concerto per violino e orchestra numero 2 in Sol minore" di Sergej Prokofiev (1891 – 1953) e "Sinfonia n. 2 in Re maggiore" di Ludwig van Beethoven (1770 – 1827) - eseguite dall'Orchestra della Svizzera italiana. Quanto a Daniele Rustioni, il curriculum di questa giovane stella del firmamento classico italiano "under 30" (milanese, classe '83, ha debuttato a soli 24 anni a San Pietroburgo con "Cavalleria Rusticana") ha già le carte in regola per essere definito "qualcosa di fuori dall'ordinario", tant'è che, dopo la Fenice di Venezia e il Teatro Regio di Torino, anche il Teatro Petruzzelli di Bari ha scelto di affidarsi alle sue qualità come direttore musicale, con un mandato (deciso dal commissario straordinario Carlo Fuortes) di due anni, iniziato il primo febbraio. Rustioni, come commenta questa nomina? «Ne sono molto felice, ci sono un coro nuovo, un'orchestra nuova, l'età media è piuttosto bassa, siamo tutti giovani. Il momento è assolutamente positivo e i nuovi organici hanno già dato prova di elevata professionalità e valore artistico: abbiamo appena aperto la stagione con l'Otello e lo scorso novembre ho diretto a Bari "L'italiana in Algeri" di Rossini e la Sinfonia n.9 "la Grande" di Franz Schubert». Come sarà il concerto di domani sera? «Un inno al classicismo, con musiche molto accattivanti, consigliato ad esperti e non di ogni età, piacerà anche ai giovani». Dopo Pavia, quali sono i prossimi progetti? «Donare una nuova linfa creativa al processo di rinnovamento del Petruzzelli: anche se il teatro è ancora commissariato, ha tutti i numeri a posto per ripartire nel migliore dei modi. La prossima sfida a Bari è il "Falstaff" con la regia Luca Ronconi (che promette di mettere in scena la sua terza e definitiva versione dell'opera di Verdi, ndr). Per il resto, in aprile dirigerò l'Orchestra regionale della Toscana in Bartok e Mendelssohn, con Francesca Dego al violino (classe '89, è considerata dal pubblico e dalla critica fra le migliori interpreti italiane della nuova generazione, ndr)». Francesca Dego che è anche sua compagna nella vita, come vi siete conosciuti? «Al Conservatorio di Milano, io studiavo pianoforte e lei violino, poi ci siamo ritrovati ai Pomeriggi musicali. Presto saremo sullo stesso palco anche in Inghilterra, viviamo insieme e condividiamo gioie e dolori di questo lavoro». Quali gioie e quali dolori? «Le gioie sono le occasioni in cui si riesce ad essere nello stesso posto nello stesso momento, entrambi protagonisti, o io sul palco e lei in platea o viceversa. Cerchiamo di ascoltarci a vicenda ed essere costruttivi. Quando dico "dolori" invece mi riferisco ai periodi in cui, per i nostri spostamenti nel mondo, siamo inevitabilmente distanti anche per parecchio tempo. Ma sapendo entrambi com'è il nostro ambiente di lavoro, è più semplice capire e accettare questo tipo di vita». (m. piz.)