Ferrera, prima il furto e poi la cena

FERRERA Una cena nel cuore della notte per i ladri entrati in una casa di via Vigne. Dopo aver mangiato e bevuto, se ne sono andati con qualche indumento di biancheria femminile. Bersaglio del raid è stata l'abitazione di Anna Maria Finotti, situata alla periferia del paese, verso Sannazzaro. La casa è disabitata da quando la proprietaria si è trasferita in un appartamento in paese. In via Vigne erano rimasti gli abiti della madre Angelina Freguia, morta nel 2008 alla casa di riposo Villa Mafalda di Borgo San Siro. I ladri hanno sradicato l'inferriata dell'abitazione situata in aperta campagna, di fronte allo stabilimento industriale dell'Eni, e sono penetrati all'interno. Dopo aver messo a soqquadro le stanze interne e accortisi che non c'erano oggetti di valore, si sono gettati sulle vivande ancora presenti nel piccolo cascinale di via Vigne. Poi si sono allontanati indisturbati con alcuni indumenti appartenuti a nonna Angelina. Ma questo non è l'unico colpo dei ladri buongustai. Dal garage di un'abitazione di via Circonvallazione Sud sono spariti diversi salami. Anche in questo caso i soliti ignoti hanno agito indisturbati nel cuore della notte. Sembra diventata un'abitudine mangiare e bere ciò che si trova nelle case da svaligiare. Nei giorni scorsi i ladri si erano accaniti contro il campo sportivo di strada Corradina trovando il tempo di bere tre birre in lattina prima di fuggire nell'oscurità. Dopo aver tentato di forzare la porta della struttura gestita dalla squadra di calcio Cs Ferrera, i ladri avevano scardinato una finestra. Una volta all'interno, avevano messo a soqquadro la stanza alla ricerca di denaro. Alla fine del colpo se n'erano andati con 150 euro. Nel complesso, la società di calcio aveva subìto un danno di circa 1.000 euro, dovuto in larga parte alla rottura della finestra. Nella stessa notte tre ladri avevano asportato la macchinetta cambiavalute del bar Il Caminetto di piazza San Giovanni Battista scappando poi all'esterno al suono dell'allarme antifurto. Il parroco, don Alberto Fassoli, li aveva rincorsi ed era stato minacciato con un piede di porco. I titolari del bar avevano lamentato un danno di circa 2mila euro, perlopiù dovuto alla manomissione della saracinesca e della porta d'ingresso. «La macchinetta non conteneva contanti perché l'avevo svuotata prima di chiudere», aveva detto il titolare Gennaro Fiorelli. Umberto De Agostino