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Bereguardo Io, vittima del tutor nVi scrivo riguardo il famigerato "tutor" installato tra Bereguardo e Motta Visconti. Dal 1 settembre, giorno dell'attivazione, al 8 ottobre a me e ai miei familiari sono arrivate ben 4 multe per aver superato il limite per velocità comprese tra 1 e 6 km/h: non venite a raccontarmi di "pirati della strada"… io e migliaia (siamo già di migliaia?) di automobilisti siamo stufi di questo minuscolo Comune che si arricchisce con la scusa della sicurezza stradale! Il tutor è installato nel tratto di campagna compreso tra i due ingressi della frazione Zelata, un rettilineo, non comprende la tratta urbana di Bereguardo, non comprende le famose curve di San Zeno, dichiarate come pericolose, contrariamente a quanto dichiarato dal sindaco al vostro giornale. Non ho mai visto controlli nella tratta urbana, piena di curve, pericolosa, con attraversamenti pedonali pericolosi: evidentemente nella tratta urbana non si guadagna bene come nel rettilineo di campagna. Non viene mai riportata la dicitura "controllo velocità media" o "controllo con sistema tutor". Guardando i progressivi delle multe che mi sono arrivate, in meno di 40 giorni hanno appioppato più di 4400 multe: una media di più di 100 al giorno!Sul verbale, poi, scrivono che è possibile pagare presso la loro "tesoreria", peccato che non è assolutamente possibile, la frase è una balla colossale! Bisogna solo andare in posta a fare la fila e pagare il bollettino. Io sono stufo di questo squallido modo di fare all'italiana, forte coi deboli e debole (o nullo) coi forti, con questo modo di fare "sicurezza stradale", con questi comunelli che pensano solo a fare soldi! Cosa ha ottenuto il Comune di Bereguardo, oltre ai suoi adorati e profumatissimi soldi? Ha ottenuto che il sottoscritto non lo foraggerà mai più, lungo quella tratta procederò al rallentatore, e se in passato ogni tanto mi recavo in qualche pizzeria, ristorante, negozio del luogo, basta: io, i miei familiari e tutti i miei amici latrocinati dal "tutor" non lasceremo neanche un centesimo nelle loro avide casse. Alessandro Cavallo RICORRENZA Giornata della vita non è solo un rito nPrima domenica di febbraio, Giornata per la vita n. 35 per la Chiesa italiana, che l'aveva promossa subito dopo l'approvazione della legge sull'aborto. Dall'esterno pare forse un rito come tanti, che procede con l'inerzia di un'abitudine. Ma questa Giornata non è semplice memoria, ma qualcosa di molto attuale e concreto. Essa infatti dà voce alle volontarie e ai volontari che ogni anno in Italia aiutano più di diecimila mamme a proseguire la loro gravidanza vincendo la tentazione di interromperla. Un gran bel mucchio di vite salvate: quelle dei concepiti, certo; ma anche delle loro madri, sottratte al buio di una scelta mai del tutto pacifica. E ci aggiungerei le vite salvate di almeno qualcuno dei maschietti coinvolti in queste situazioni: sempre i primi a scappare dinanzi a una gravidanza inattesa, qualche volta capita però che si facciano sedurre dal fascino di un'inattesa paternità. E così crescono, maturano scoprendo in sé risorse ed energie che non conoscevano. Tutto questo ha a che fare con il "bene comune", dovere di ogni cittadino e, a maggior ragione, di ogni cristiano. Pavia è in prima fila in questa buona battaglia: due case di accoglienza nel suo territorio, un centro di aiuto alla vita (Cav), uno sportello ospedaliero, un consultorio familiare. Tutte realizzazioni dirette o indirette dell'associazionismo prolife. E si aggiunga a tutto questo l'azione decisiva delle donne. Se è un maschio a scrivere queste righe, responsabile della Casa di accoglienza di Belgioioso è una donna, Giovanna Vitale; presidente e segreteria del Cav sono ancora due donne: Assunta Zanetti e Laura Boiocchi; co-responsabile nazionale di Progetto Gemma (adozione prenatale a distanza) è nuovamente una pavese: Cristina Clini Bertolini, la mamma che alcuni anni fa ha avuto il coraggio di portare a termine la gravidanza di un suo figlio anencefalico, ben sapendo che non c'era per lui alcuna speranza di vita. Donne coraggiose che, senza giudicare nessuno, sanno spendere i loro talenti per amare il loro prossimo e rendere il mondo un po' più accogliente. Gianni Mussini