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di Natalia Andreani wROMA Anche la procura di Roma indaga da ieri sullo scandalo bancario del Monte dei Paschi di Siena. Il nuovo fascicolo, contro ignoti, è stato aperto in base ad alcuni esposti - tra cui uno del Codacons - pervenuti nelle ultime ore al palazzo di giustizia. Manipolazione del mercato l'ipotesi di reato formulata dal procuratore Giuseppe Pignatone e dall'aggiunto Nello Rossi. I magistrati romani hanno già preso contatto con i colleghi senesi nella convinzione che la competenza a indagare sia, allo stato, della procura toscana. Tuttavia la decisione sarà presa nei prossimi giorni e solo dopo che gli inquirenti capitolini, si è appreso, avranno acquisito una serie di documenti in Consob e in Bankitalia. Salgono così a tre, Roma, Siena, e Trani, le procure che indagano. La procura di Siena sta del resto lavorando a pieno ritmo all'inchiesta sulle presunte malefatte del precedente management di Mps. E per chiarire gli aspetti oscuri dell'operazione per l'acquisto di Antonveneta, ieri sono stati convocati a deporre due testimoni di primo piano: il banchiere Ettore Gotti Tedeschi, ex numero uno dello Ior, nonchè rappresentante in Italia del Banco Santander di Madrid, e il presidente della Fondazione Mps, Gabriello Mancini. Gotti è stato ascoltato dai pm, come teste, per quasi cinque ore e i verbali sono stati secretati. Avrebbe però sostenuto di non aver ricoperto alcun ruolo nella cessione ad Mps di Antoveneta per la cifra di 9,2 miliardi di euro (3 in più di quanto gli spagnoli la pagarono tre mesi prima). Tutta l'operazione, avrebbe spiegato, sarebbe stata «interamente gestita da Madrid». Quanto alla plusvalenza, Gotti l'avrebbe spiegata sostenendo che all'epoca della cessione erano arrivate altre offerte al Santander – come quella di Bnp Paribas, pronto a sborsare otto miliardi – che giustificavano l'offerta fatta da Mussari. Appena più breve l'interrogatorio di Mancini che ha risposto alle domande dei magistrati per tre ore abbondanti. «Tutto bene, tutto bene. Piena collaborazione», si è limitato a dire ai giornalisti lasciando gli uffici giudiziari. L'attività istruttoria prosegue dunque a ritmo sostenuto. Ma la pressione è forte, i nervi sono tesi e il procuratore capo Tito Salerno, consapevole della delicatezza del caso, sì è scontrato ieri con la stampa; o meglio con i due quotidiani - la Repubblica e il Giornale - che ieri mattina hanno dato per imminente un sequestro cautelativo di fondi, nei confronti del gruppo bancario, per un miliardo di euro. Notizia falsa e destabilizzante per il titolo, secondo il procuratore. Considerata «l'infondatezza» di alcune notizie relative all'inchiesta Mps, la Procura di Siena «sta valutando l'apertura di un procedimento penale per insider trading ed aggiotaggio», ha così scritto il magistrato in una nota ufficiale. Le preoccupazioni di Salerno sono state riprese qualche ora più tardi dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, intervenuto per sollecitare accertamenti rapidi e atteggiamenti responsabili da parte di tutti, nell'interesse nazionale. In questo clima ieri è arrivata alle agenzie anche una dichiarazione di Giuseppe Mussari, l'ex presidente di Mps nell'occhio del ciclone. «In relazione alle vicende che riguardano banca Monte dei Paschi di Siena né io né il mio avvocato abbiamo mai rilasciato dichiarazioni, nel pieno rispetto dell'attività di indagine posta in essere dalla procura», ha detto il banchiere indagato come capo di un'associazione per delinquere volta a truccare i conti della banca in un unico disegno criminoso. «Non ho mai affrontato tali temi con alcuno, né tantomeno ho mai autorizzato altri a parlare a mio nome», ha aggiunto Mussari che nei prossimi giorni dovrebbe essere convocato dai pm. ©RIPRODUZIONE RISERVATA