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BERLUSCONI Quelle parole ci fanno soffrire n Le parole di Berlusconi hanno risvegliato una grande sofferenza nelle nostre famiglie.Mi permetta di portare testimonianze di prima mano. Santagostino Leopoldo, padre di mia moglie.Tornato distrutto moralmente e fisicamente alla fine della guerra dopo una lunga prigionia in un campo di lavoro tedesco. LA Sua colpa? Esser sopravvissuto agli inverni della campagna di Russia dove era stato mandato con un equipaggiamento vergognoso. Goi Filippo, zio di mia moglie. Arrestato dalla Gestapo il 4/8/44 su soffiata di zelanti vicini di casa. LA Sua colpa? Aver dato ospitalità a due giovani (di cui uno ebreo) scappati dal treno che li trasferiva in Germania. Moriva a Mathausen il 1º/3/45. Berruti Riccardo, mio zio materno. Massacrato dalle brigate nere il 13/9/44. La sua colpa? Aver dato ospitalità nella sua cascina "Rampone", nel Monferrato, alla banda Lenti (facente parte della VIII Brigata Matteotti). I 27 partigiani della banda Lenti furono catturati alle prime luci dell'alba del 12/9/44 dopo essere stati drogati da un infiltrato (come mi raccontava mia madre da ragazzino), tradotti al Kommandantur di Valenza,torturati e massacrati a sangue a bastonate e infine fucilati al cimitero. Giovanni Orecchia, medico Garlasco VIGEVANO Clinica Beato Matteo ci vuole più privacy n Per un problema di salute mi sono rivolto alla clinica Beato Matteo di Vigevano dove ho trovato medici competenti, oltre che personale gentile e preparato. Quel che mi ha colpito però è il sistema organizzativo che poco garantisce la privacy di pazienti e ricoverati. In clinica si entra ad ogni ora del giorno. In portineria non c'è alcun filtro, così persone esterne all'ospedale (sia pazienti sottoposti a visite, sia parenti dei ricoverati) si riversano nei corridoi dei vari reparti senza garantire alcuna riservatezza a chi è a letto o in vestaglia. E non parlo di qualche persona, ma di molti. Alcune visite infatti si fanno direttamente in reparto e, visto che pur avendo un numero di chiamata, si attende a lungo senza che poi nessuno quel numero lo chiami (sono gli stessi pazienti a mettersi d'accordo sull'ordine di entrata) diventa inevitabile che la gente stazioni nei corridoi. Molti dei pazienti poi, non avendo ben chiaro il percorso da seguire per raggiungere ambulatori e medici per le visite, si perdono nei reparti, peggiorando ancor più la situazione e soprattutto intralciando il lavoro di medici e infermieri. Un po' più di organizzazione eviterebbe l'inutile caos, darebbe più sicurezza ai malati. Lettera firmata pubblici servizi Asl e malattia di menefreghismo n Gentile Direttore, riflettevo su argomenti, spesso fonte di notizie ed oggetto di discussione sulla Provincia, riguardanti l'erogazione di Pubblici Servizi. Mi riferisco alla gestione dell'orario di sportello dell'ASL ed al trasporto urbano a Pavia. Sono sicuro che non sarei il solo a stupirmi se giungendo presso gli sportelli dell'ASL, ancora aperti, scattando le ore 12.30, in sincrono al secondo vengono tirate giù le tapparelle e tu resti col dito alzato perchè volevi chiedere,frega niente! e torna alle 14. Sono tornato l'indomani alle 11.40 e fiducioso di poter risolvere il mio piccolo problema vado ai dispenser dei numeri per la precedenza. Sono vuoti.Chiedo che vengano riforniti,ma frega niente! ad una certa ora i numeri vengono tolti e torna ancora alle 14( devo dare atto al dirigente di aver ascoltato con pazienza le mie rimostranze). E poi. Salendo su qualsiasi linea bus urbana si ha la sensazione di essere uno dei pochi a viaggiare con biglietto regolarmente obliterato. Ma cosa bisogna fare per svegliare chi gestisce Pubblici Servizi? Possibile non si capisca che la qualità dei Servizi deve tenere al centro il Cliente e vive della condivisione di valori fra il Fornitore ed il Cliente? Ecco perchè i due fatti sono facce della stessa medaglia(incultura):nel primo caso il Fornitore"se ne fotte" del Cliente, sui pulman i Clienti"se ne fottono" del Fornitore. Io non sono più disponibile a subire furbate, nè piccole nè grandi. Paolo Pizzo Pavia VERSO LE ELEZIONI Destra, partitini e voto utile a Pd e Sel n Ingroia afferma che per andare oltre il "montismo" sia necessario votare per Rivoluzione Civile. Non sono d'accordo: l'unico modo per fermare la destra e far sì che si affermino i progressisti è votare la coalizione di centrosinistra. Ingroia non supererà la soglia dell'8% e, qualora ci riuscisse, non porterà a Palazzo Madama i senatori necessari per fare una maggioranza con PD e SEL: votare Ingroia, specie in Lombardia, Sicilia e Campania, significa spingere Bersani e Vendola tra le braccia di Monti e Casini. Troppo spesso alcuni "irriducibili" nel desiderare l'ottimo si sono accontentati del peggio: votando la lista di Ingroia si sbaglierà ancora perché si darà a Monti la forza che Dini e Mastella ebbero nella XV legislatura. L'autosufficienza del centrosinistra permetterà sì di coinvolgere i moderati ma non costringerà i progressisti al compromesso con loro. Forse PD e SEL non sono la sinistra che tutti sogniamo ma rappresentano le uniche forze per voltare pagina e aprire una nuova stagione. Andrea Enrici Voghera L'ESPERIENZA Quello che abbiamo visto in Guatemala n Anche questa volta abbiamo condiviso un'esperienza di cooperazione che ci ha regalato il privilegio di "vedere l'orrore di fatti ed eventi che fanno della dignità umana un sanguinante, misero fardello", come disse Carlo Urbani (medico , ex presidente di Medici Senza Frontiere). E' difficile la lotta quotidiana all'indifferenza se al nostro ritorno in Italia non raccontiamo ciò che abbiamo visto. Il Guatemala è un paese contraddittorio, così lontano e diverso dal nostro che nemmeno la più fervida immaginazione riesce a capire. Da una parte è un paese dove la donna non ha spazio e le famiglie non possono mandare i propri figli a scuola; dove la popolazione non si può permettere un'assistenza sanitaria di base; dove la violenza è quotidiana; dove le condizioni igieniche sono inesistenti;dove l'aumento di 20 centesimi di euro sul costo della carne mette in crisi migliaia di persone che vivono con stipendi miseri da anni. Dall'altra, nel mondo dorato della capitale, è un marciapiede piastrellato che una donna con la pettorina della municipalità lava come fosse il pavimento di casa, tra ristoranti, negozi alla moda e banche. Assurdo ma reale! Detto questo sono molte le cose che ci spingono a continuare questa nostra esperienza lunga ormai più di quindici anni: l'umanità che incontriamo, che ci circonda e ci avvolge; la serietà delle persone che pur vivendo in un contesto precario lavorano con micro progetti per migliorare il quotidiano di bambini ed anziani; gli incontri come quello con Caterina Vetrò, psicologa di Monza, che mettendo a disposizione le proprie conoscenze ha costruito una piccola clinica utilizzando materiali di recupero ed ecologici; la ricerca delle motivazioni che ci spingono a fare quello che stiamo facendo per loro ma anche per noi stessi; la consapevolezza che la velocità, il denaro, il superfluo, la "notorietà" e la piccolezza dell' individualismo, stiano solamente facendoci perdere tempo senza renderci felici. Noi non abbiamo certezze però facciamo ciò che ci piace veramente, imparando da chi non si fa troppe domande dandosi da fare invece che filosofeggiare. Ecco, anche e soprattutto per questo ci piace il Guatemala. Giulia Dezza,Elisa Moretti Cristina Guerci,Graziano Maffi Ruggero Rizzini Ains onlus