Ingroia contro Boccassini, è bufera

di Natalia Andreani wROMA Dopo l'improvvisa bordata di Ilda Boccassini («Non si paragoni a Falcone. Tra lui e Giovanni corrono milioni di anni luce», aveva detto l'altro ieri il procuratore aggiunto di Milano commentando una dichiarazione del pm sceso in politica), Antonio Ingroia alza il tiro e replica agli attacchi tirando in ballo anche il nome di Paolo Borsellino. Ma alle ire della Boccassini e di Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso dalla mafia, ieri si è unita quella di Salvatore Borsellino. «Avevo raccomandato a Ingroia di non tirare fuori il nome di mio fratello. Perché Paolo non è mai entrato nelle campagne elettorali, non c'è mai voluto entrare e non ci vorrebbe certo entrare da morto», ha detto il fratello del giudice ammazzato da Cosa Nostra due mesi dopo Falcone. A gettare benzina sul fuoco delle polemiche è stato ieri mattina lo stesso Ingroia, rivolgendosi alla Boccassini in toni durissimi. «L'unica a doversi vergognare è lei che, ancora in magistratura, prende parte in modo così? indecente e astioso alla competizione politica manipolando le mie dichiarazioni. La prossima volta pensi e conti fino a tre prima di aprire bocca. Quanto ai suoi personali giudizi su di me, non mi interessano e alle sue piccinerie siamo abituati da anni. Mi basta sapere cosa pensava di me Paolo Borsellino e cosa pensava di lei. Ogni parola in più sarebbe di troppo», ha detto il leader di Rivoluzione Civile. Non soddisfatto, Ingroia ha duramente risposto anche a Maria Falcone. «Con tutto il rispetto per il cognome che porta, alla signora dico: si informi prima di parlare. Io non ho mai usato il nome di Giovanni Falcone per i voti. Lei invece sì, quando si candidò per prendere il seggio al Parlamento europeo e non venne neppure eletta», è stata la replica dell'ex pm palermitano. Qualche ora più tardi, sulla polemica scatenata dalla reprimenda di Ilda Boccassini, è intervenuto Salvatore Borsellino. «Contino entrambi fino a 30 prima di aprire bocca e lascino il nome di mio fratello fuori da questa campagna elettorale. Paolo è morto e i morti non vanno messi in mezzo. In questo caso il mio amico Ingroia ha già detto una parola di troppo, il suo intervento è stato fuori dalle righe», ha commentato. Ma a bacchettare Ingroia si è messo ieri anche lo scrittore Roberto Saviano. «Giovanni Falcone non fece mai politica. Ilda Boccassini al TgLa7 ristabilisce la verità», ha messo in chiaro su Twitter l'autore di Gomorra. Se non bastasse scende nell'arena anche l'ex procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, altra toga passata alla politica e candidata nelle liste del Pd. «Falcone ha fatto cose talmente eclatanti che paragonarsi a lui mi sembra fuor d'opera», ha detto Grasso mentre il leader dell'Idv Antonio Di Pietro tenta di sostenere che «tutta la polemica è nata da un equivoco» e che le parole di Ingroia sono state male interpretate. «Non è bene usare l'antimafia come una bandiera di fazione», dice invece il leader di Sel, Nichi Vendola. In questo clima di scontro fra toghe arriva il richiamo all'ordine del ministro della Giustizia Paola Severino. «Mi piacerebbe che nelle campagne elettorali si usassero toni più costruttivi e pacati. Credo che il paese lo apprezzerebbe», ha detto il Guardasigilli. ©RIPRODUZIONE RISERVATA