Egitto, i militari: si rischia il caos
IL CAIRO Dopo cinque giorni di scene da guerriglia urbana nelle principali città e l'imposizione dello stato d'emergenza in tre di esse, le forze armate egiziane hanno deciso di rompere col profilo basso per mettere in guardia dalle conseguenze per la stabilità e la sicurezza se la situazione non si evolverà. La prosecuzione «del conflitto e delle divergenze tra le forze politiche sulla gestione del paese porterà al collasso dello stato e minaccia l'avvenire delle prossime generazioni», ha detto il capo delle forze armate e ministro della difesa Abdel Fatah el Sisi. Per la prima volta da venerdì scorso, secondo anniversario della rivoluzione, non si sono registrate vittime in scontri e incidenti. Al Cairo l'intensità dei tafferugli è andata scemando in giornata, anche se all'alba è stato assaltato uno dei grandi alberghi, proprio a ridosso di piazza Tahrir. Le tre città sul canale di Suez si apprestano a violare per la seconda notte il coprifuoco imposto dal presidente Mohamed Morsi. A Ismailiya i giovani della rivoluzione hanno organizzato un campionato di calcio «del coprifuoco». Mentre l'opposizione si mobilita con nuove inziative di protesta, il portavoce della presidenza Yasser Ali ha fatto capire che l'imposizione della legge d'emergenza si potrebbe allentare se le condizioni lo consentono, ribadendo però che la misura, anche se non gradita al presidente è stata giudicata necessaria. Non si intravvedono per il momento aperture sul fronte politico dopo che le opposizioni hanno rifiutato l'invito al tavolo del dialogo di Morsi, ieri, ed hanno posto una serie di condizioni fra le quali la nascita di un governo di unità nazionale.