«'Ndranghetisti morti di fame in città malaffare è ben altro»
PAVIA Lo scontro più acceso è tra Dante Labate (Pdl) e Walter Veltri (Insieme), che si rifiuta di votare perché «occorre ridiscutere obiettivi e risultati raggiunti» e accenna alle intercettazioni «che riguardano chi siede tra i vostri banchi», attacca il consigliere Gimigliano «che la commissione non la voleva e per il fatto di volerla voleva citarmi per diffamazione della città». Labate sbotta: «Io la telefonata con Pino Neri non la rinnego, ha dato solidarietà per la mia famiglia quando un Pm ha messo in carcere mio fratello per 8 mesi, che poi è stato assolto due volte: gli hanno rovinato la vita, ora lo Stato lo deve ripagare e paghiamo tutti noi. Non i pm giustizialisti amici di Veltri. Io per rispetto saluto tutti, ci prendo un caffè al bar perché nessuno ha in testa il bollino da mafioso. Ci si dimentica che la mafia, la ‘ndrangheta, la Sacra corona unita, la mafia albanese e cinese sono fenomeni mondiali, che attecchiscono dove c'è povertà, dove lo Stato lascia le persone sole che hanno paura. Facile fare antimafia qui, dove non si parla mai della mafia dei colletti bianchi pavesi che fanno affari da trent'anni, altro che quei quattro morti di fame della 'ndrangheta. E' ora di finirla: dei 300 indagati di Infinito 3 sono della provincia di Pavia, non bastano a far di noi la capitale della criminalità organizzata». Mafia dei colletti bianchi? «Parlo di chi lavora e si arricchisce da anni a Pavia, sempre gli stessi – spiega – Sembra che da quando siamo noi al governo di questa città sia arrivato il malaffare ma non è così. Invece è vero che per quanto riguarda l'urbanistica negli ultimi trent'anni la gestione è stata nelle mani del centrosinistra e gli operatori che hanno lavorato sulla città non erano amici del centrodestra». anna_ghezzi ©RIPRODUZIONE RISERVATA