Napolitano: «Fascismo aberrante»
di Gabriele Rizzardi wROMA «In Italia ormai c'è la consapevolezza dell'aberrazione introdotta dal fascismo con l'antisemitismo e dell'infamia delle leggi razziali del 1938. Il neonazismo avrà una dura risposta dallo Stato». L'avvertimento, dopo le polemiche esplose nei giorni scorsi dalle dichiarazioni di Silvio Berlusconi sul fascismo e su Mussolini «che fece anche cose buone», arriva da Giorgio Napolitano. L'occasione per mettere con le spalle al muro chi in Italia tenta la strada del negazionismo "soft", magari per recuperare il voto di qualche vecchio nostalgico del Ventennio o per acciuffare il voto dei giovani e meno giovani xenofobi che minacciano "azioni punitive" contro gli ebrei o che vanno allo stadio non per vedere la partita ma per aizzare risse, parte dal Quirinale dove il presidente della Repubblica ha celebrato ieri la Giornata della Memoria. Berlusconi non viene neppure menzionato ma non ci vuole molto per capire che il monito del Colle è indirizzato non solo ai movimenti neonazisti nel mirino delle questure ma anche a quei leader politici che parlano di "fascismo buono" e poi si giustificano sostenendo che, in fondo, è ciò che «molti italiani pensano». Ma su un tema così delicato non possono esserci interpretazioni ambigue e il messaggio di Napolitano è chiarissimo: «E' necessario tenere alta la guardia, vigilare e reagire contro persistenti e nuove insidie di negazionismo e revisionismo magari canalizzate attraverso la rete». Ma il pensiero del Quirinale corre anche al futuro. Partendo dalle inchieste di Napoli su episodi di matrice neonazista, il presidente della Repubblica fa capire che lo Stato non resterà a guardare: «C'è da interrogarsi con sgomento sia sul circolare, tra giovani e giovanissimi, di una miserabile paccottiglia ideologica apertamente neonazista siasul fondersi di violenze di diversa matrice, da quella del fanatismo calcistico a quella del razzismo innanzitutto antiebraico. Mostruosità», scandisce il presidente, «che solecitano la più dura risposta dello Stato». Napolitano cita Benedetto Croce, che definì «infami» le leggi razziali, e ricorda che il «rifiuto intransigente e totale dell'antisemitismo in ogni suo travestimento ideologico come l'antisionismo» è un «punto fermo» nella coscienza democratica del nostro paese. Il capo dello Stato ricorda che in gioco non c'è solo il «rispetto» della religione e cultura ebraica ma anche il riconoscimento delle ragioni della nascita dello Stato di Israele e del suo «diritto all'esistenza e alla sicurezza». Parole che riscuotono la piena approvazione di Mario Monti («Mi identifico nelle parole di Napolitano») e di Pier Luigi Bersani: «Le parole del capo dello Stato sono un richiamo forte, pertinente e molto giusto, sui rischi di revisionismo delle aberrazioni del fascismo». Tranciante il commento di Nichi Vendola: «Bene Napolitano sulle luride parole di Berlusconi». Il più soddisfato è il presidente della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifci, che chiede al governo una legge contro il negazionismo: «Sono Commosso. Napolitano ha saputo far vibrare le corde dell'orrore, ricordando cosa è stata la Shoah, e allo stesso tempo ha interpretato le nostre preoccupazioni per i pericoli che la nostra società corre oggi in Italia e in Europa». ©RIPRODUZIONE RISERVATA