Mali, i francesi entrano a Timbuctù

di Bijan Zarmandili wROMA La storica città di Timbuctù, nel nord di Mali e patrimonio dell'Unesco, dal 2012 sotto il controllo dei gruppi jihadisti, è stata liberata dalle truppe francesi e maliane. Ma gli integralisti islamici, prima di fuggire, hanno compiuto uno scempio irreversibile, bruciando una delle più preziose biblioteche del mondo, quella di Timbuctù, dove erano custoditi migliaia di libri e di manoscritto rarissimi e dal valore inestimabile. Un'altra offesa alla antica cultura e alla civiltà africane, paragonabile alla vandalismo dei Talibani in Afghanistan quando hanno distrutto la statua di Buddha, considerata tra i tesori dell'intera umanità. Il sindaco di Timbuctù, Halle Ousmane ha detto che i jihadisti hanno bruciato la biblioteca quattro giorni fa, quando si sono sentiti circondati. Il sindaco ha detto che non è ancora in grado di stimare l'esatta portata dei danni subiti. L'istituto di Timbuctù possiede oltre 20 mila manoscritti, tra cui alcuni del 13esimo secolo, custoditi in grotte sotterranee. In città ci sono inoltre almeno 100mila manoscritti preislamici, catalogati per secoli e per argomenti, che riguardano la musica, la botanica, il diritto, la religione, la scienza , la letteratura, l'astronomia, la storia e il commercio. A contribuire all'apertura di questo Istituto era intervenuto nel 2009 il Sudafrica, il paese più ricco del continente. Il disprezzo dei terroristi salafiti verso la cultura dei loro stessi avi aveva avuto un altro tragico segnale con la distruzione di mausolei e le tombe dei teologi sufi, la corrente moderata dell'islam, in altre parti del Mali del nord. Timbuctù è stata liberata l'altra notte con un doppio attacco, aereo e terrestre, costringendo i jihadisti alla fuga. I terroristi salafiti in fuga appartengono a diverse formazioni, Al-Qaeda nel Maghreb islamico, Ansar Dine e il Movimento per l'unicità e la Jihad in Africa occidentale (Mujao) e la loro dispersione sul resto del territorio e nei paesi confinanti è ora il motivo di preoccupazione per ciò che potrà accadere dopo l'uscita delle truppe francesi dal Mali. Nei giorni scorsi erano state riconquistate anche le altre roccaforti dei jihadisti, a quelle a 900 chilometri e a 1200 dalla capitale. Il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius ha detto che «poco a poco il paese viene liberato», ma molto ancora bisogna fare per addestramento delle truppe regolari del Mali, chiamate a controllare il paese. Intanto ci sono state delle notizie circa le vittime civili anche nel Mali, denunciate dal quotidiano britannico Indipendent: dodici morti tra la popolazione civile, tra cui tre bambini meno di 11 anni, nel corso dai raid contro Konna. L'incursione risale al 10 gennaio, quando i jihadisti hanno cercato di conquistare la città. Durante i combattimenti sono stati uccisi anche un pilota francese e una decina di soldati maliani. Francosi Hollande canta vittoria in Mali quasi sorpreso dalla rapidità con cui le truppe francesi (nel Paese dall'11 gennaio) e africane stanno riconquistando le città chiave del nord del Paese e scacciando gli islamisti. Ieri la sorprendente avanzata ha dunque travolto tutte le resistenze nella leggendaria Timbuctù. Dopo aver conquistato l'aeroporto, i militari hanno ne hanno assunto il controllo totale. I ribelli jihadisti di Ansar Dine non hanno neppure tentato di fermare l'arrivo dei militari che hanno proceduto con cautela per timore che qualcuno di loro si fosse mescolato alla popolazione civile. Intanto gli Usa stanno pensando a una base per i droni nell'Africa nord occidentale, per intensificare il numero delle missioni di sorveglianza non armata su al Qaeda e gli altri gruppi di estremisti islamici. Lo scrive il New York Times. Che gli Stati Uniti si avviano verso un coinvolgimento sempre maggiore in Africa settentrionale, lo conferma anche il Wall Street Journal, che parla di un crescente sostegno logistico alle forze francesi impegnate in Mali. RIPRODUZIONE RISERVATA