Scenario di guerra negato per anni da generali e periti

ROMA Una guerra internazionale sui cieli italiani. Con forze alleate decise ad abbattere il caccia di Gheddafi che quella sera avrebbe dovuto portare a Vienna il leader libico. Questo, secondo il giudice Priore - e secondo i tracciati recuperati alla Nato - lo scenario nel quale la sera del 27 giugno 1980 si verificò l'abbattimento del Dc9 Itavia diretto a Palermo. I colpevoli della tragedia non sono mai stati individuati. Ma nella sua sentenza ordinanza il giudice Rosario Priore ricostruì con accuratezza gran parte dei fatti: i depistaggi della prima ora, le perizie addomesticate, le responsabilità degli ufficiali dell'Aeronautica, il giallo del mig libico caduto sulla Sila, gli inquinamenti probatori, i tanti suicidi misteriosi che hanno costellato le indagini. Il Dc9 Itavia partito da Bologna scomparve dagli schermi radar all'altezza dell'isola di Ustica intorno alle nove di sera. L'aereo viene dato per disperso. Le prime vittime vengono individuate il giorno dopo alle 7. Il pm di Roma Giorgio Santacroce parla subito di un cedimento strutturale, ma il 25 novembre John Macidfull, esperto dell'ente Usa per la sicurezza del volo, consegna al magistrato una perizia che rivela la presenza di un caccia sconosciuto accanto al Dc9 al momento dell'esplosione. Ci vorranno però altri due anni perché la commissione ministeriale incaricata scarti l'ipotesi del cedimento strutturale e sposi quella dell'esplosione esterna o interna. Nel novembre del 1994 il giudice istruttore Vittorio Bucarelli affida una nuova perizia a una commissione di superesperti coordinata dall'ingegner Massimo Blasi. Si decide il recupero del relitto. L'operazione parte nel 1986: è affidata a un sottomarino dell'Ifremer, società francese vicina ai servizi segreti. A marzo '89 la commissione Blasi sposa la tesi del missile, ma nella primavera successiva due dei cinque membri cambiano idea e parlano di bomba. Bucarelli, accusato dall'ex ministro Amato di essere un bugiardo, si dimette. Gli subentra Priore. Nel '92, una settantina tra ufficiali e sottoufficiali dell'Aeronautica militare vengono incriminati per depistaggi, distruzione di prove e falso. Per sette generali si profila anche l'aggravante dell'alto tradimento. Nel '94, con il collegio Misiti, riaffiora la tesi dell'ordigno nascosto nella toilette. Ma i magistrati accusano gli esperti di una serie di errori. Poi, nel '97, sul tavolo di Priore arriva il dossier che chiude 17 anni di lavoro: 700 cartelle di analisi sui dati radar e tremila pagine di allegati. L'ipotesi che emerge è che il Dc9 volò per un'ora all'interno di un vero scenario di guerra, in un cielo affollato da almeno 22 caccia (5 sconosciuti, gli altri inglesi e americani). A dicembre Priore chiude l'indagine, deposita un milione e mezzo di atti, e dispone 9 rinvii a giudizio: ma tutti i generali finiscono assolti. Nel 2010 la procura invia nuove rogatorie ancora oggi in attesa di risposta. (n.a.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA