L'imputato muore prima dell'appello

GROPELLO Il processo è approdato davanti alla Corte d'appello di Milano, ma nel frattempo l'imputato era morto. La condanna inflitta in primo grado è stata quindi cancellata. Così si è chiusa la vicenda giudiziaria di S. Z., 45 anni, che il 6 giugno 2009 si era reso responsabile, secondo le accuse, di un episodio di danneggiamento ai danni di una donna di Gropello. Arrivato davanti all'abitazione di M. P., Zanella avrebbe intimato alla donna di scendere, ma lei si era opposta. «Se non scendi ti spacco la macchina», aveva minacciato l'uomo. E mentre M. P. chiudeva la finestra, ha sentito un forte rumore causato dall'urto della vettura dello vettura di S. Z. lanciata in retromarcia contro la macchina della donna. Da qui l'accusa di danneggiamento per la quale il tribunale di Pavia aveva emesso una condanna a quattro mesi con obbligo di risarcimento del danno. L'appello è stato esaminato dalla Corte d'appello che, non vedendo l'imputato in aula, ha svolto accertamenti attraverso la cancelleria ed ha saputo che S. Z. nel frattempo era deceduto per cause naturali. Da qui la chiusura della causa con l'inevitabile formula «non doversi procedere per morte del reo». La sentenza di condanna a quattro mesi nel processo di primo grado era stata impugnata e il processo è giunto davanti ai giudici della Corte d'appello di Milano. Il processo però è durato solo il tempo necessario per svolgere accertamenti e prendere atto che l'imputato era deceduto. Chiuso il processo penale, la legge permette alla parte civile, qualora si sia costituita in giudizio, solo una richiesta di risarcimento danni ad eventuali eredi.(a.c.)