Dalle primarie segnali ignorati

di Alessandro Cecioni wINVIATO A SIENA Il temporale si addensa da mesi, ma qualcuno si ostina a non vederlo, guarda ai sondaggi, alla storia politica di questa città ed è convinto che poi il sole si farà strada e tutto tornerà uguale sotto il cielo terso di Siena. Non è così. E non perché alla Lizza, giovedì sera, c'era pieno come a Siena, con il freddo che faceva e alle 10 di sera, non si vedeva da tempo. Non perché c'erano tanti giovani, che quello è il pubblico che segue Grillo nello «Tsunami tour». ma perché accanto a questi ragazzi dall'aria scanzonata c'erano anche tanti cinquantenni, accompagnati dalla moglie, poco avvezzi alle grida del comico prestato alla politica, agli slogan, ma sicuri che in mezzo a quel vociare avrebbero sentito anche il nome del babbo, «Babbo Monte». «Vale come due Parmalat il crac del Monte dei Paschi», gridava Grillo, e loro i montepaschini, gli impiegati e i funzionari cresciuti qui a Siena, che guardavano Rocca Salimbeni come il tempio, la grande sala dove sono conservati i manoscritti più preziosi, i prestiti fatti a Garibaldi, la storia del Monte e d'Italia, loro si son trovati a gridare con lui. «Che dio li maledica per quello che hanno fatto, che vadano tutti a...». Tutti. Quando una settimana fa si sono fatte le primarie del centrosinistra per scegliere il candidato sindaco, («Per dare una parvenza di democrazia», sibilano ora nel Pdl), a Franco Ceccuzzi, sindaco uscente, è stato opposto un candidato di Sel, un medico dell'ospedale di cui nessuno ricorda nemmeno il nome. A votare sono andati in pochi, 2500, l'81% per Ceccuzzi. «Lui s'è detto soddisfatto – dice Paolo Neri, docente universitario – ma chi ha sorpreso tutti è stato il 19% all'altro». Sorpreso tutti. Tutti quelli che ascoltano il ventre della città. E prima? Al ballottaggio di quelle che erano diventate le primarie del Pd, che cosa era successo? Come aveva votato la città che, definizione di un imprenditore senese, «la sinistra ce l'ha nel Dna»? 54% a Renzi, 46 a Bersani. Bersani, il segretario del Pd che al Monte conta (o contava), il Pd che stava dietro a Mussari, il padre-padrone di Rocca Salimbeni. Così quando Grillo dice forte: «Devono andare a casa», gli orfani del Monte applaudono, urlano, montepaschini da battaglia. E ieri a Siena non si diceva altro in giro per la città, un passaparola di rabbia repressa e di nuova verve. «Non li votiamo più, meglio Grillo, meglio chi qui non ha contato mai. Meglio lui di chi ha ucciso Babbo Monte». ©RIPRODUZIONE RISERVATA