Artigiano in rovina tenta il suicidio Salvato dai carabinieri

di Paolo Fizzarotti wVOGHERA Strozzato dalle banche, ridotto alla disperazione dai clienti che non pagano: un artigiano vogherese ha tentato di uccidersi impiccandosi a un traliccio del suo capannone. A salvarlo sono stati due carabinieri del Comando stazione di Voghera: quando sono arrivati i militari, l'artigiano aveva già il cappio al collo. Ora il vogherese, che ha 59 anni, è ricoverato nel repartino di psichiatria dell'ospedale di Voghera, per un trattamento di sostegno psicologico e farmacologico. L'uomo, che chiameremo Luigi con un nome di fantasia, è un artigiano specializzato nella verniciatura industriale per conto terzi. Il suo capannone è nella zona di strada Oriolo. La vicenda di Luigi è uguale a quella di tanti altri piccoli imprenditori messi in ginocchio dalla crisi: i clienti affidano dei lavori, ma non pagano. I fornitori presentano le loro fatture, la banca fa pressioni per «rientrare». Inizia una spirale di cause civili in tribunale tra creditori e debitori, con altre spese per gli avvocati. In breve tempo Luigi mette insieme un credito di oltre cento mila euro con diversi clienti. Ha debiti per una cifra più o meno uguale, ma non può onorarli fino a quando non gli pagano il dovuto. Alla fine l'artigiano ha un tracollo psicologico. L'altro pomeriggio si ferma in officina dopo l'orario di lavoro, quando i dipendenti se ne sono andati. Scrive tre lettere di commiato ai due figli e alla moglie, poi spedisce un fax al suo avvocato, dicendo che non ce la fa più: ed è questo a salvarlo. La segretaria intuisce che si tratta di una cosa grave e chiama immediatamente il 112. La pattuglia, che in quel momento è a Porana per un altro intervento, vola a Voghera. Alle 18 i carabinieri scavalcano la recinzione esterna ed entrano nel capannone. Le luci sono spente. I carabinieri trovano l'interruttore e capiscono subito cosa stava accadendo. In mezzo allo stanzone c'è una scala da imbianchino, mentre da un traliccio a 5 metri di altezza pende un cappio che oscilla ancora: segno che qualcuno se l'è tolto dal collo quando sono arrivati i carabinieri. I due militari chiamano, ma non risponde nessuno: allora setacciano tutta l'azienda. Luigi viene trovato in uno sgabuzzino, tremante, nascosto in un angolo tra una scrivania e il condizionatore. Gli parlano, ma non risponde. I due carabinieri lo fanno alzare, cercano di tranquillizzarlo, gli fanno capire che con il suicidio non risolverebbe i problemi: li lascerebbe solo in eredità ai suoi figli. Alla fine l'uomo accetta di andare in ospedale e arriva il 118. @paolofizzarotti ©RIPRODUZIONE RISERVATA