Chiuse mille imprese al giorno

di Vindice Lecis wROMA Mille imprese chiuse al giorno, calo delle vendite e consumi in picchiata. Il 2012 è stato devastante per l'economia nazionale e per le famiglie costrette a stringere la cinghia. Unioncamere ha calcolato che, nell'anno appena concluso, si sono registrate 364.972 chiusure (con un aumento di 24 mila sul 2011) rispetto alle 383.883 aperture (valore più basso degli ultimi otto anni e poco meno di 7500 in meno sul 2011). Il saldo tra aperture e chiusure è positivo ma si tratta del secondo peggior risultato dal 2005. Secondo i dati diffusi da Unioncamere, l'industria manifatturiera, un tempo base produttiva del Paese, si restringe ulteriormente (-6515 imprese). I colpi maggiore li subisce l'artigianato che chiude l'anno con 20.319 aziende in meno, ma anche i settori delle costruzioni e dell'agricoltura. L'area più industrializzata, il Nord, è quella che subisce i colpi maggiori con la perdita complessiva di 6600 imprese, i tre quarti delle quali concentrate nel Nord Est. Sono altrettanto negative le notizie sul fronte dei consumi. Questa volta è l'Istat a certificare che il bilancio del commercio al dettaglio nei primi undici mesi del 2012 è molto negativo: tra gennaio e novembre - rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente - le vendite sono diminuite del 2%. Quelle al dettaglio del solo mese di novembre hanno invece registrato un calo dello 0,4% rispetto a ottobre e del 3,1% su base annua. Si tratta del quinto ribasso congiunturale consecutivo e dell'ottavo tendenziale. Su base annua è in discesa anche il settore alimentare di due punti. Per il Codacons questi dati significano che gli italiani stanno tirando la cinghia e «il governo dovrebbe a questo punto seriamente valutare l'apertura di mense pubbliche per distribuire gratuitamente pane e pasta a chi ne fa richiesta». Preoccupata Confcommercio: i consumi, spiega l'ufficio studi, sono in picchiata e i dati Istat confermano come la crisi «sia profonda e come sia lontana un'inversione di tendenza». Il «ridimensionamento degli acquisti, prossimo al 4% e valutato al netto dell'inflazione, coinvolge in modo diffuso i diversi formati distributivi con punte particolarmente gravi per la piccola distribuzione». Negli ultimi cinque anni, conferma la Confesercenti, «siamo riusciti a fare peggio solo nel 2009, anno di massimo impatto della recessione mondiale». ©RIPRODUZIONE RISERVATA