Bersani a Monti: «Parlaci degli esodati»

di Paolo Carletti wROMA «Non accetto di farmi fare le pulci da chi non pronuncia nemmeno la parola esodati». Nel giorno della prima apparizione pubblica di Renzi in campagna elettorale, ospite di Daria Bignardi su La7, il segretario del Pd Bersani tira fuori le unghie. Non ci sta a farsi attaccare («strumentalmente») dal premier dimissionario, e gli ricorda la correttezza del Pd nel sostenere il suo governo «anche se abbiamo dovuto votare cose poco gradite. Quindi per favore un po' di rispetto». Ma soprattutto al professore dice: stop agli esami, guarda in casa tua. «Finché il Pd era nel governo andava tutto bene, ora pare che quello che fa il Pd sia tutto sbagliato». E allora Bersani affonda i colpi: «Né il miliardario, né il tecnico, potranno risolvere la gravissima questione sociale che il Paese sta affrontando». L'artiglieria pesante del Pd è da ieri schierata contro quello che sembra un accerchiamento. Monti che da qualche giorno sforna sentenze sul Pd e su Vendola, con il supporto dell'ostilità di Casini ribadita anche ieri, poi Ingroia e Di Pietro, tralasciando per ovvi motivi Berlusconi. «Il Pd ha rinnovato le sue liste, vuol dirmi il presidente Monti quante donne ha messo in lista? E Grillo come spiega la scelta dei candidati con 23mila click che nessuno ha capito come sono avvenuti? Dal qualunquismo vengono fuori posizioni fascistoidi e chi dice che non c'è destra né sinistra poi va a braccetto con Casapound». A Ingroia chiede come abbia rinnovato la politica», riferendosi ai tanti segretari e funzionari di partito presenti nelle liste di Rivoluzione civile. «Noi abbiamo scelto i candidati con le primarie e abbiamo più del 40% di donne in lista». La priorità nell'agenda di Bersani è la questione sociale, il grande tema «abbandonato dalla destra e dal governo Monti». E il Pd («se toccherà a noi» dice il segretario) partirà proprio dal welfare: salute, istruzione, assistenza sociale». Sulla concertazione, invisa a Monti, è netto: «Nella sala della concertazione con me non entreranno solo sindacati e Confindustria, ma anche il volontariato,il terzo settore e il privato sociale, per dire al Paese quali sono i bisogni reali della gente». La fine della giornata è stata tutta di Renzi, ospite di «Invasioni barbariche». Il sindaco di Firenze ha rimpianto il clima delle primarie, per spiegare: «Volevo rivoluzionare questo Paese, ma avevo detto che in caso di sconfitta saremmo stati leali. Non capisco lo stupore perché sono tornato a fare il sindaco». Ha lanciato messaggi di pace ma si è mostrato freddo con Bersani, e molto distante dalla dirigenza del Pd: «Bisogna uscire dalla logica delle guerre interne, ha vinto Bersani, a lui il compito di governare, io sarò leale». Poi la stoccata a Monti: «Io mantengo la parola, in politica non succede quasi mai, come Monti che per un anno ha detto che non si sarebbe candidato e poi sale in politica per rinnovare. Ma con chi? Con Casini e Fini. E' folle, allucinante». Poi su Bersani, con il quale è prevista un'iniziativa pubblica il primo febbraio a Firenze: «Credo che Bersani sia la scelta migliore per il Paese, ma non dobbiamo sottovalutare Berlusconi, perché rischia di vincere le elezioni». «Con Bersani ci confrontiamo "il giusto"» risponde dopo qualche secondo, con un sorriso sornione. La ferita delle primarie brucia ancora. ©RIPRODUZIONE RISERVATA