Sandro Mazzola ritrova l'allievo Roselli

PAVIA Se nel calcio esistono personaggi stimati da tutti, Sandro Mazzola è uno di questi. La dimostrazione è arrivata l'altra sera alla Casa del Giovane, quando una signora ha chiesto a Mazzola una dedica sull'autobiografia scritta con Marco Civoli dopo aver precisato di essere juventina. «La Juve mi ha chiesto tre volte di andare a Torino – dice Mazzola –. La seconda ero tentato: ero stato messo in discussione dalla stampa come rovina-spogliatoio dell'Inter, ma alla fine rinunciai. Gianni Agnelli mi disse che avevo fatto un errore a non firmare per la Juve, ma gli risposi che l'avevo battuta tante volte». Prosegue fra aneddoti e storia del calcio il "Galà dello sport" organizzato dal club "Pavia Nerazzurra" per raccogliere fondi per il completamento della biblioteca della Casa del Giovane. Dopo la consegna di una targa a Stefano Foppiani, il giocatore del Varzi e tifoso interista che si sta riprendendo da un grave infortunio sul campo, Mazzola e Civoli hannno presentato l'autobiografia «Ho deciso di stare davanti alla porta». «Ero incerto se giocare a basket o calcio – confessa Mazzola – mi allenavo due giorni con l'Inter e due con la Simmenthal. Mio fratello Ferruccio, un giorno che giocavamo a calcio con i tappi, mi disse che il pallone si tocca con i piedi e scelsi». La partita che non scorderà mai? «Italia-Germania 4-3 – confessa Mazzola –. Ho una mia teoria: io sono stato sostituito alla fine del primo tempo, con l'Italia avanti 1-0. Il resto della partita è terminato 3-3, quindi decisivo è stato il primo tempo». Un gol impossibile? «Contro il Vasas a Budapest – sorride Sandro –. Semifinale Coppa dei Campioni, ogni volta che rivedo l'azione ho ancora adesso paura di sbagliare. Ho fatto un sacco di dribbling e ad un certo punto temevo di non farcela, sulla linea di porta c'erano due difensori ed il portiere, ma alla fine segnai». La serata alla Casa del Giovane è anche l'occasione per ritrovare l'amico Giorgio Roselli, oggi tecnico del Pavia, negli anni Settanta compagno di squadra di Mazzola. A Roma, nel 1976, lo sostituì in campo. «Era un ragazzo con una grande tecnica e una persona perbene – dice Mazzola –. Ogni volta che terminava l'allenamento rimaneva con me al campo a continuare il lavoro, cosa che i giovani di oggi non fanno perché hanno altro cui pensare». Alla serata c'era anche Roselli. «Ho iniziato con lui, rimanendo tre anni all'Inter – spiega il tecnico del Pavia – Sandro mi ha insegnato tanto. I giovani? Ora sono diversi, noi avevamo solo il calcio cui pensare e cercavamo di carpire i segreti di idoli come Sandro. Oggi tutti vogliono insegnare la tattica, ma viene dopo la tecnica». (m.sc.)