Reddito tornato al 1986 I poveri sono otto milioni
di Fiammetta Cupellaro wROMA La crisi mette indietro gli orologi di 27 anni. Secondo uno studio redatto da Rete Imprese Italia (l'ente che riunisce le associazioni di artigiani e commercianti), i redditi nel 2013 saranno leggermente superiori solo a quelli del 1986: 16.995 euro in media a testa, contro i 16.748 di un passato molto lontano. L'anno da poco iniziato, non sembra nascere sotto i buoni auspici. Almeno guardando i dati di Rete Imprese pubblicati lo stesso giorno che l'Istat ha reso noto il suo rapporto «Noi Italia, 100 statistiche per capire il mondo in cui viviamo». L'incrocio delle previsioni 2013 e della lettura di quanto abbiamo alle spalle, è scioccante. L'insieme traccia la fotografia di una famiglia italiana in forte difficoltà, povera e sfiduciata. E non va meglio alle imprese. «Di fatto l'anno scorso ha chiuso un'impresa al giorno» ha detto il presidente di Rete Imprese, Carlo Sangalli che ha annunciato la mobilitazione del 28 gennaio. Obiettivo: dettare l'agenda al prossimo governo. «Le aziende non ce la fanno più a reggere il peso della crisi. I nodi cruciali da affrontare riguardano fisco, credito, burocrazia». Tasse oltre il 56 per cento. Nel 2013 a crescere saranno solo le tasse. La pressione fiscale, secondo Rete Imprese, balzerà infatti dal 55,2 per cento del 2012 a quota 56,1 prevista quest'anno. Quasi un punto percentuale, che può sembrare poco rilevante, ma che nel contesto generale di tagli e sacrifici, può fare la differenza. Consumi indietro di 15 anni, redditi ai livelli del 1986. Rilevante la contrazione dei redditi che nel 2013 scenderanno ulteriormente attestandosi al livello di 27 anni fa. Il reddito medio era già sceso di 900 euro (meno 4,8%)nel 2012 rispetto all'anno precedente. Anche i consumi sono destinati a ridursi (meno 1,4 %) portando indietro il calendario al 1998. Moria delle imprese. Il momento è drammatico per gli imprenditori. E' salito a quota 100mila il conto delle imprese morte nel 2012 rispetto. Considerando solo i settori manufatturiero, costruzioni, artigianato e servizi. Istat: 8 milioni di poveri. La ripresa in Italia potrebbe arrivare a metà del 2013, ma sarà «molto lenta». Secondo l'Istat, sei famiglie su dieci faticano ad arrivare alla fine del mese. Nel 2011 le famiglie in condizioni di povertà erano l'11,1 per cento: si tratta di 8,2 milioni di persone. La povertà assoluta coinvolge il 5,2 per cento delle famiglie per un totale di 3,4 milioni di individui. In Sicilia si registra la più alta diseguaglianza nella distribuzione del reddito e il reddito medio anno più basso: il 28,6 per cento in meno. Inattivi il 37,8% degli italiani. Tra le «100 statistiche per capire il paese» che riguarda il 2010-2011 spicca il dato sul tasso di inattività 15-64 anni che ha raggiunto quota 37,8 per cento, valore tra i più elevati d'Europa: 38 persone circa su 100 non cercano più il lavoro. L'Italia è battuta solo da Malta. Si presenta molto marcato lo squilibrio di genere. Le donne occupate sono il 49,9 per cento, mentre gli uomini il 72,6 per cento. Solo sei italiani su dieci hanno un'occupazione, ma il lavoro per i giovani resta una chimera: quasi uno su tre è disoccupato. Solamente Grecia e Ungheria presentano tassi di occupazione inferiori. ©RIPRODUZIONE RISERVATA