Dalle "amazzoni" fino a Scilipoti chi si rivede in lista

di Maria Rosa Tomasello wROMA Chi pensava di archiviarlo come la figurina di un album Panini, un ricordo sbiadito delle giravolte della Seconda repubblica, si è sbagliato. Domenico Scilipoti, il deputato Idv che nel 2010 abbandonò il centrosinistra per salvare con il suo voto il governo Berlusconi, ci sarà: il Pdl lo schiera in Calabria, sesto posto al Senato, mentre l'ex compagno di partito Antonio Razzi, suo compagno nei giorni irripetibili in cui vennero catapultati dalla folla indistinta dei peones alle luci della ribalta, corre in Abruzzo. Sfoltite a destra e a sinistra di impresentabili e prepensionabili, il numero sufficiente per poter dire di aver fatto pulizia, le liste messe faticosamente insieme dai partiti rivelano con chiarezza definitiva per chi gli italiani andranno a votare. Le irriducibili di Silvio. Il Pdl premia soprattutto la fedeltà al leader e schiera l'intera pattuglia delle «amazzoni», irriducibili del Cavaliere: ci sono Daniela Santanché (Lombardia), l'assistente personale di Berlusconi, Maria Rosaria Rossi (Lazio), Michaela Biancofiore (Friuli Venezia Giulia) Annamaria Bernini e Deborah Bergamini (Emilia Romagna), Laura Ravetto (Lombardia), Nunzia De Girolamo (Campania), Elvira Savino (Puglia), soprannominata dal sito Dagospia «la topolona». Gli ex ministri Maria Stella Gelmini, Michela Vittoria Brambilla e Mara Carfagna saranno capilista rispettivamente in Lombardia, Emilia Romagna e Campania, e in quest'ultima regione, ma in Grande Sud, spunta a sopresa la nipote di Carfagna, Maria Rosaria. Stefania Prestigiacomo è al secondo posto alla Camera in Sicilia, con Renato Schifani schierato al Senato. All'ombra del Vesuvio c'è l'inossidabile Alessandra Mussolini, mentre l'ex governatrice del Lazio, Renata Polverini è collocata in terza, solida, posizione nel Lazio dopo il segretario e pluri-capolista Angelino Alfano e Fabrizio Cicchitto. Gli altri fedelissimi. In lizza Giancarlo Galan, Renato Brunetta, Niccolò Ghedini e Maurizio Sacconi (Veneto), Sandro Bondi (Lombardia), Daniele Capezzone (Piemonte), Denis Verdini e Altero Matteoli (Toscana), Gaetano Quagliariello (Abruzzo), in Campania dopo l'ex ministro Gianfranco Rotondi, ecco Luigi Cesaro, presidente della Provincia di Napoli, detto «Giggino 'a purpetta». Candidato nell'Mpa, alleato al Pdl, l'ex governatore siciliano Raffaele Lombardo. Bindi, da rottamanda a capolista. Nel partito di Pierluigi Bersani, "orfano" di maggiorenti come Massimo D'Alema e Walter Veltroni, i ri-candidati ci sono, ma assai meno numerosi. Dopo le infinite polemiche sui «rottamandi», la presidente del partito Rosy Bindi guida la carica alla Camera in Calabria, mentre Anna Finocchiaro è capolista al Senato in Puglia, seguita dal dalemiano Nicola Latorre. Dario Franceschini è capolista in Emilia Romagna, Enrico Letta nelle Marche, mentre Ignazio Marino guida i candidati al Senato in Sicilia. I democratici schierano un maggior numero di capilista all'esordio, dal procuratore antimafia Piero Grasso nel Lazio, all'ex segretario Cgil Guglielmo Epifani, in Campania, fino all'olimpionica Josefa Idem in Emilia Romagna e Michela Marzano, filosofa, e al rettore Maria Chiara Carrozza. Laura Puppato, unica donna candidata alle primarie Pd, è capolista in Veneto, seguita da Felice Casson. L'ex ministro Beppe Fioroni, leader del Popolari, è secondo nel Lazio 2, e un altro ex ministro, Cesare Damiano, va alla sfida in Piemonte, mentre Matteo Colannino e Rosa Calipari sono in corsa in Lombardia. Fassina, il bersaglio di Monti. Nel Lazio è in lizza anche Stefano Fassina, il responsabile economia del Pd che Mario Monti avrebbe voluto vedere epurato. Ivan Scalfarotto, vice presidente del partito, renziano, è solo tredicesimo in Puglia. Al Senato si rivedrà l'ex presidente di Palazzo Madama Franco Marini, secondo dopo Stefania Pezzopane, ex presidente della Provincia dell'Aquila, seguito da Paola Concia. In Campania torna in campo l'ex presidente Rai Sergio Zavoli. In corsa altri storici esponenti del partito come Marco Minniti (Calabria), Maurizio Migliavacca (Emilia Romagna), Vannino Chiti (Piemonte). Ichino, scelta centrista. Nel polo centrista, di nuovo in campo tra gli altri il presidente uscente della Camera e leader di Fli Gianfranco Fini, Italo Bocchino (in Campania) e Flavia Perina (Toscana e Sicilia), mentre il leader Udc Pier Ferdinando Casini guida la lista unica di Monti in cinque regioni. Il giuslavorista Pietro Ichino, che per unirsi a Monti ha lasciato il Pd, è candidato al Senato in Lombardia dopo il capolista Gabriele Albertini, ex sindaco di Milano (ma è primo in Toscana), quarto Benedetto Della Vedova. Giuliano Cazzola è terzo al Senato in Emilia Romagna. La presidente della commissione Giustizia Giulia Bongiorno (Fli). Un caso a parte, tra i leader è quello di Antonio Di Pietro, Idv, confluito senza simboli dentro Rivoluzione civile di Antonio Ingroia: diserterà per la prima volta il suo Molise per correre, ma solo al terzo posto, in Lombardia. ©RIPRODUZIONE RISERVATA