«Mio figlio non inquinava e non ce lo fanno vedere»

di Paolo Fizzarotti wRUINO «E' in carcere da 10 giorni, completamente innocente. Non me lo fanno vedere, nè lo fanno telefonare a casa. E io sono rimasta qui, con tre nipoti in tenera età, i suoi figli, e una pensione minima da 600 euro al mese». A parlare è Viviana Luperi, l'anziana madre di Enrico Ravasio, 50 anni. Ravasio la mattina di venerdì 11 gennaio è stato arrestato dal Noe, i carabinieri del nucleo operativo ecologico, accusato di gravi reati ambientali commessi in Emilia Romagna e in Toscana, e rinchiuso nel carcere di Voghera. Da allora, per la famiglia è sparito in un buco nero. «Noi siamo originari della provincia di Lecco, ma abitiamo qui a Ruino da quando Enrico aveva 12 anni - racconta la mamma - Tutte queste accuse che gli hanno rivolto sono un'assurdità. Lui non ha precedenti penali. Pensavo che gli concedessero gli arresti domiciliari, e invece niente. La competenza dei reati, che secondo l'accusa sono stati commessi in Emilia-Romagna, è del tribunale di Bologna. Il nostro avvocato è andato a Bologna a chiedere i domiciliari, ma il giudice ha risposto che prima Enrico deve pagare circa 30 mila euro di danni provocati dall'incendio di una discarica abusiva di plastica che secondo il Noe ha preso fuoco per colpa di mio figlio» . E invece? «Io ho studiato chimica e le posso assicurare che la plastica non prende fuoco da sola, per autocombustione: quindi qualcuno ha appiccato il fuoco all'insaputa di mio figlio. Che, comunque, 30 mila euro non li ha. Qui a Ruino fa il boscaiolo, dove li va a prendere?» E le accuse di avere creato discariche un po' ovunque? «Mio figlio ha un'unica colpa, che poi non è una colpa. Ha inventato un sistema per riciclare la plastica, con un grosso macchinario che costruiva e manovrava lui. Quindi lui vendeva la macchina e andava nelle ditte a montarla; i responsabili delle ditte sono altri. Ci sono sette ditte che in Emilia Romagna lavorano con la sua macchina e a questi non hanno detto nulla: perchè hanno arrestato solo mio figlio?» E le discariche? «Non erano discariche ma solo momentanei accumuli di materiale in attesa di lavorazione. I blocchi di plastica da riciclare sono enormi, non ci stanno al coperto. Mio figlio ne portava dentro i capannoni uno alla volta, gli altri restavano fuori. E sono quelli che sono stati dati alle fiamme da qualcuno che voleva male a mio figlio. Enrico ha sempre lavorato. Si alza alle 4 di mattina e lavora fino alle 18: non è un delinquente, perchè non lo rimandano a casa?» @paolofizzarotti ©RIPRODUZIONE RISERVATA