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di Natalia Andreani wROMA La campagna elettorale non ferma il processo Ruby, ma il verdetto slitta a dopo il voto. Lo hanno stabilito i giudici delle quarta sezione penale del tribunale di Milano che ieri hanno respinto, per la seconda volta, le tesi degli avvocati di Silvio Berlusconi, tornati a reclamare il legittimo impedimento. Il tribunale ha però annunciato alcuni ritocchi al calendario delle udienze, ufficialmente per dare la priorità, nelle prossime settimane, ad alcuni processi con detenuti e per alcune difficoltà tecnico organizzative legate all'applicazione di uno dei tre giudici ad altra sezione. Risultato: la sentenza non sarà emessa prima dell'11 marzo, a votazioni ampiamente concluse. Prima delle elezioni, probabilmente l'11 febbraio, ci sarà invece la requisitoria della Pubblica accusa rappresentata dai magistrati Ilda Boccassini e Antonio Sangermano che ieri hanno declinato l'invito del tribunale a prendersi «una pausa di riflessione» rinunciando a un paio delle date già previste. «Se lei chiede ai pm se vogliono fare un momento di riflessione prima della requisitoria la risposta è no. Se poi c'è necessità di rinviare tutto a marzo noi non ci opponiamo e ci rimettiamo alla vostra valutazione. Ma la Procura non può essere gravata da un peso che non le compete», ha detto Boccassini replicando al suggerimento della presidente del collegio Giulia Turri. Stavolta a chiedere il legittimo impedimento e la sospensione del dibattimento per motivi elettorali ci hanno provato gli onorevoli avvocati del Cavaliere; e non per conto del loro assistito, ma in quanto candidati al Parlamento per il Pdl nella circoscrizione Veneto. I giudici del processo Ruby - le tre donne in toga che Berlusconi aveva definito «tre femministe comuniste» - dopo una breve camera di consiglio hanno però detto no al rinvio ritenendo «generica» l'istanza presentata ieri da Niccolò Ghedini e Piero Longo. Lo stesso Longo, nel motivare la richiesta, aveva fatto riferimento all'articolo 51 della Costituzione, chiarendo che «in democrazia vige il diritto ad essere eletti e il soggetto aspirante a una carica pubblica di poterlo esercitare». I giudici, invece, hanno chiarito che non c'è interferenza né incompatibilità tra questo diritto e lo sviluppo del processo. Il procedimento che vede il Cavaliere imputato di concussione aggravata e prostituzione minorile, dunque, non si ferma. Andrà avanti nonostante la campagna elettorale e la prossima udienza si terrà il 28 gennaio, quando in aula è attesa come teste la mamma della marocchina Karima el Marough, in arte Ruby Rubacuori. Al contrario non verranno sentiti, perché come ha stabilito il tribunale «superflui», l'attore George Clooney, il calciatore Cristiano Ronaldo e altri testi chiesti dai difensori dell'ex capo del governo. Testi che avrebbero dovuto riferire sul tenore delle serate ad Arcore. Il 4 febbraio è stata fissata un'udienza per eventuali richieste supplementari della difesa. Quindi toccherà alla procura che l'11 febbraio, riepilogati i fatti, avanzerà le sue richieste di condanna. E poi si passerà alle udienze del 4 e dell'11 marzo per le arringhe difensive e per la sentenza. Vivaci, davanti alle decisioni del tribunale, le proteste dell'onorevole Ghedini. «O facciamo campagna elettorale o ci occupiamo dei processi», ha insistito il difensore di Berlusconi. «Certo si può rinunciare al mandato perché nessuno è indispensabile. E si può valutare se nella sede di Milano si possa fare ancora questo processo, valutando anche che in Corte d'appello si vuole fare la requisitoria del processo Mediaset prima delle elezioni», ha aggiunto «amareggiato» il legale dell'ex premier. «Nel 2001, 2006, 2008 e 2010 abbiamo sempre avuto il rinvio per la campagna elettorale», ha detto ancora. ©RIPRODUZIONE RISERVATA