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di Gabriele Rizzardi wROMA Presssato da Angelino Alfano e terrorizzato dai sondaggi che gli annunciano due punti in meno se terrà in lista gli "impresentabili", Silvio Berlusconi prova a resistere ma alla fine si decide a fare il grande passo e molla Nicola Cosentino. Una decisione che fa infuriare l'ex sottosegretario in odore di camorra e che si conclude con un colpo di scena degno di una spy story: la "sparizione", ma solo per qualche ora, delle liste elettorali con le firme dei candidati. Cosa è accaduto? L'esclusione "dell'impresentabile" Cosentino dalle candidature del Pdl in Campania provoca la rivolta dei suoi fedelissimi, manda in tilt il partito ed offre un finale che su Twitter viene subito paragonato al celebre film di Woody Allen "Prendi i soldi e scappa". In ballo però, questa volta, non ci sono i soldi ma la libertà. Quella che l'ex sottosegretario all'Economia coinvolto in processi di camorra perderà se non potrà più ripararsi dietro lo «scudo» parlamentare dell'immunità. Ed è davanti a questa prospettiva che ieri, dopo aver avuto conferma della sua esclusione per la quale si è battuto fino all'ultimo Angelino Alfano che delle "liste pulite" ha fatto la sua bandiera, Nick o' mericano perde le staffe e decide di tenere in ostaggio il partito, di gettare nel caos tutta la coalizione di centrodestra. In che modo? Chiedendo ai suoi uomini di tirarsi fuori dalle liste. Ma non solo. Cosentino esce dall'elenco dei candidati del Pdl e, più o meno negli stessi minuti, scompaiono le liste con le firme di chi aveva già accettato le candidature in Campania. A quel punto, il caos è totale. Ce n'è quanto basta per mandare in fibrillazione tutto il partito. A via dell'Umiltà fanno sapere che quasi una decina di candidati alla Camera e al Senato, vicini a Cosentino, non rispondono al telefono e si sono resi irraggiungibili. Contemporaneamente, dal quartier generale del Pdl, partono telefonate a esponenti campani di Grande Sud per farli candidare col partito del Cavaliere e colmare i "buchi" lasciati dai fedelissini di Cosentino. L'ex sottosegretario ha fatto sparire le liste? La tensione sale alle stelle. Fonti del partito fanno sapere che tutti i documenti sono in mano alla persona delegata ufficialmente a consegnarli al Tribunale. E sarebbe proprio questa persona (fedelissimo di Cosentino) a risultare irreperibile. A quel punto, l'ufficio stampa del Pdl definisce «priva di fondamento» la notizia della presunta sparizione delle liste elettorali e fa sapere che tutta la documentazione «è nelle mani del commissario regionale della Campania, Francesco Nitto Palma che sta provvedendo al deposito». Il giallo, insomma, si trasforma in farsa e i candidati che rischiano di rimanere senza lista si precipitano a Napoli per firmare di nuovo i documenti. Il tutto accade a tre ore dal termine ultimo (le 20 ) per presentare le liste. Poco dopo le 17, Nitto Palma varca il portone della Corte d'Appello e si mette in fila per consegnare le liste, ma senza avere tutte le firme. E' così che all'Hotel Terminus di Napoli, dove si riuniscono gli esponenti del Pdl per firmare nuovamente la candidatura, va in scena un vero e proprio psicodramma. C'è il governatore Stefano Caldoro ma anche l'ex ministro Gianfranco Rotondi e tanti altri. «Perché siamo qui? Dobbiamo firmare di nuovo e non sappiamo neanche perché» si sfoga Ciro Falanga, candidato al Senato. Poi, intorno alle 19, arriva la conferma. «Cosentino ha rinunciato, domani terrà una conferenza stampa all'Hotel Excelsior. E' stata un'esclusione dolorosa» chiosa il ricandidato Luigi Cesaro. Lapidario il commento di Angelino Alfano: «Abbiamo scelto di non ricandidare Nicola Cosentino e crediamo di avere fatto la scelta giusta». «Su Cosentino, che mi ha consegnato l'intera documentazione alle 16, ha deciso il vertice del partito» aggiunge Nitto Palma. Ma i problemi per il Pdl non hanno riguardato solo la Campania. In molte regioni c'è stata una vera e propria rivolta contri i candidati imposti da Berlusconi. Liguria. La composizione delle liste, a cominciare dalla candidatura dell'ex direttore del Tg1, Augusto Minzolini («E' l'occasione per poter dire ancora la mia. Mi sono sentito emarginato e messo da parte...»), scontenta tutto il partito. Gli scajoliani si sentono "orfani" e da giorni minacciano il boicottaggio della campagna elettorale. Abruzzo. La candidatura degli ex "responsabili" Antonio Razzi e Domenico Scilipoti, scatena l'ira dei dirigenti locali. Il presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, arriva a minacciare l'abbandono del partito e la candidatura di Scilipoti finisce in Calabria. Emilia Romagna. I pochi esponenti locali piazzati in posizione eleggibile e l'esclusione di alcuni storici parlamentari come Berselli , Garagnani e Bettamio, scatenano la rivolta dei dirigenti bolognesi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA