Algeria, blitz finale: 23 gli ostaggi morti

TUNISI Si è chiuso con un nuovo massacro - 7 ostaggi e 11 terroristi morti - l'ultimo atto del folle assalto compiuto da un manipolo di jihadisti al sito gasiero di In Amenas, nel sud-est dell'Algeria. Dopo giorni da incubo, ieri mattina le unità speciali algerine - che avevano fallito il primo tentativo l'altra notte - hanno rotto gli indugi, attaccando. Anche perché le speranze di evitare una carneficina sono state bruciate dall'intransigenza dei terroristi che, guidati dal lontano Mali dal loro emiro Moctar Belmoctar grazie ad un telefono satellitare, avevano cercato di guadagnare altro tempo. Ma gli algerini di tempo non ne hanno concesso ed è stato un inferno di colpi ed esplosioni. Quando le unità speciali dell'esercito, dopo che i loro colpi non ricevevano più risposta, hanno fatto irruzione nella casupola adibita ad alloggio che i terroristi avevano scelto come ultimo baluardo, hanno trovato solo morti. Undici terroristi - che non avevano fatto in tempo o voluto lasciarsi esplodere con le cinture imbottite di Semtex che indossavano - e sette ostaggi, a prima vista uccisi con colpi sparati a bruciapelo alla testa, un'esecuzione in piena regola in una battaglia che di regole non ne ha avute. L'ultimo drammatico ritrovamento ha, ancora una volta, rimescolato i numeri, che rispetto a quelli ufficiali sembrano non tornare, sia per i terroristi che per gli ostaggi. Per il ministero dell'Interno, che parla comunque di un bilancio non ancora definitivo, l'impresa suicida dei terroristi ha provocato la morte di 32 di loro e di 23 ostaggi. Quale che sia il criterio dei conteggi, rimangono sempre delle preoccupanti zone d'ombra, con alcune compagnie che non trovano tutti i loro dipendenti (come la BP); Paesi (come il Giappone e la Gran Bretagna) che sanno che dovranno piangere delle vittime; notizie spaventose che circolano da ore pur se non confermate ufficialmente, come la scoperta di 15 cadaveri carbonizzati, jihadisti o ostaggi che possano essere. Mentre ancora i soldati erano nella palazzina alloggi diventata una tomba, nella vastissima area del complesso gasiero cominciava un altro e non meno pericoloso lavoro affidato agli artificieri dell'esercito: la ricerca di ordigni esplosivi che i terroristi avevano detto di aver disseminato tra le torri di estrazione. Mentre soldati e tecnici giravano per il campo sono saltati fuori sedici sopravvissuti: al primo crepitare, dopo l'attacco dei terroristi, hanno avuto la freddezza di andare a cercare riparo nell'intricata rete di tubi, silos, manichette. Ora si riprende a lavorare. L'Algeria, come Stato, lo deve fare sul piano diplomatico perché (pur se ha incassato nel pomeriggio le lodi di Francois Hollande) il suo comportamento non è affatto andato giù a chi oggi piange delle vittime. Anche se, occorre dire, sul fronte interno - che ben ricorda gli anni insanguinati della guerra con i terroristi islamici - la linea dura è stata approvata da molti.