Opera shock al Fraschini «E noi abbonati scioperiamo»

PAVIA Infastiditi dalla regia firmata dal giovane inglese Sam Brown che si annunciava scioccante per via di alcuni momenti violenti, e inusuale per la scelta di ambientare la vicenda in un campo rom anzichè nella Verona del XIII secolo, giovedì sera molti abbonati "storici" della stagione lirica hanno lasciato vuoto il loro posto al teatro Fraschini in occasione del debutto pavese dell'opera "I Capuleti e i Montecchi" di Bellini. Non uno "sciopero improvviso", però: la defezione dei melomani delusi ma educati è stata annunciata in anticipo da una telefonata di protesta agli uffici del teatro. «In realtà si tratta di un'opera poco conosciuta - spiega il capofila di uno dei gruppetti di affezionati, motivando l'assenza di cinque suoi amici dalla sala - e, dovendo fare una selezione tra gli spettacoli da vedere, non era certo tra le priorità». Insomma, a Pavia il pubblico preferisce non andare a teatro se non è convinto dello spettacolo in cartellone piuttosto che contestarlo con i fischi, come invece spesso accade altrove. A coloro che erano presenti in sala, però, lo spettacolo è complessivamente piaciuto. «Certo, l'allestimento nel campo Rom e altre bizzarre licenze registiche come lo stupro di gruppo all'alzata del sipario e l'omicidio di Capellio nel finale non hanno aiutato quest'opera a superare completamente l'esame - spiega Achille Mascheroni, scrittore, poeta e melomane di lungo corso, arrivato da fuori provincia insieme all'amico Carlo Corradetti - Un peccato, perchè le voci erano buone e la direzione musicale efficace». «Shakespeare e Bellini si rivoltano nella tomba» è il lapidario commento di Corradetti, nipote di una grande del belcanto, il soprano Ines Adami Corradetti. «Brava Damiana Mizzi nel ruolo di Giulietta, Fabrizio Paesano come Tebaldo e ottima l'orchestrazione del giovane direttore Christian Capocaccia – aggiunge l'abbonato pavese Loris Della Mariga - Io non ho niente da eccepire nemmeno sull'ambientazione nel campo rom: un'opera lirica deve essere vista globalmente in tutti i suoi aspetti e tutto sommato questa mi convince». Cesare Vitali, altro melomane della prima fila, commenta: «L'opera è difficile e l'allestimento non mi dispiace. Peccato che manchi Romeo come interprete: Florentina Soare vocalmente non c'è, tant'è vero che la cabaletta del primo atto, la parte più importante dell'opera, qui scompare del tutto». Dalla poltrona di fianco, Maria Luisa Scamuzzi rincara la dose. «Questo allestimento ha poco a che vedere con la storia originale, e non sempre cambiare è la scelta giusta. Poi mi sarei aspettata un Romeo più convincente. Detto questo, ogni spettacolo dal vivo dà sempre un'emozione che anche la più impeccabile registrazione non può dare. Quindi ben venga la curiosità, sempre». A farle eco è Carolina Marazza, altra abbonata storica. «Non sono preparata a uno stravolgimento di questo genere, avrei preferito un allestimento più fedele alla tradizione». Grande soddisfazione, invece, viene espressa da Raimund Schmitz, un tedesco a Pavia di passaggio, felice della serata: «E' da una vita che seguo la lirica come appassionato; vivo a Milano da 11 anni e ho girato tutti i teatri del Nord Italia. Posso dire che "I Capuleti e i Montecchi" non si trovano spesso in programmazione. Anche in Germania presentano moltissime opere italiane, ma questa io la conosco solo dal disco. Approvo la regia e anche la prova di Romeo». Un plauso per la regia arriva anche dalle pavesi Angela Di Matteo e Nadia Cigrin: «Ci ha entusiasmato il combattimento tra Montecchi e Capuleti con capriole e acrobazie, molto suggestivo». Fanno loro eco Matteo Maggi e Giulio Pezzanio: «C'è violenza sì, ma nel contesto non disturba». Stasera alle 20.30 lo spettacolo replica; ci sono ancora posti liberi in platea, palchi e loggione. (m.pizz.)