S. Martino, all'ex Prescav famiglia si era fatta la casa

di Anna Ghezzi wSAN MARTINO Nella casetta che una volta ospitava il custode della Prescav, l'area industriale dismessa tra San Martino e Cava Manara, avevano alcune stufette, un letto, delle coperte. Avevano abbattuto la porta da qualche tempo, attaccato dei fili elettrici volanti all'impianto di illuminazione pubblica, rubando la luce dei lampioni per alimentare la stufa e un fornetto ventilato a cui era stata tolta l'anta per permettere alla ventola di portare calore nella stanza. Una casa di fortuna mentre fuori le temperature si abbassavano sotto lo zero. Li hanno trovati così la settimana scorsa i rappresentanti della Beni Stabili, proprietari dell'area: sono spesso sul posto perché la bonifica e le analisi sono in corso. Nella casetta c'erano una famiglia di romeni, uomo, donna, due bambine di 5 e 4 anni circa nel letto. Quando hanno sentito parlare di servizi sociali, di affidamento dei minori a una comunità, di denuncia, si sono dileguati. Pare che la prima notte abbiano dormito a Pavia, da alcuni parenti. Questa famiglia era tra i Rom cacciati dalla Snia nel 2007 ai tempi del sindaco Capitelli, ospitati nella struttura di Fossarmato sgomberata nel novembre del 2009 dalla giunta Cattaneo e dopo tre anni ancora vuota e murata. Loro, dopo tre anni, sono ancora in moto per la provincia, tra Pavia, dintorni e la Lomellina, dove avrebbero dei parenti, a quanto pare. Il Comune li ha denunciati per furto della corrente elettrica dal lampione – «Un atto dovuto», dicono dagli uffici – e i vigili hanno fatto una segnalazione ai servizi sociali per segnalare la situazione di estremo disagio. Loro hanno cercato di farsi aiutare in Comune, ma alla fine mamma, papà e le due bambine si sono rimessi in marcia. Lo conferma l'assessore ai servizi sociali Carlo Cebrelli: «Non abbiamo case vuote da assegnare, abbiamo cercato di offrire loro la possibilità di accogliere i minori in una comunità, abbiamo telefonato anche per trovare una struttura per tutta la famiglia, come la Casa San Francesco di pavia, ma non c'era posto. Noi cerchiamo di comportarci nel migliore dei modi, ma non c'era la possibilità di trovare nessuna sistemazione». anna_ghezzi ©RIPRODUZIONE RISERVATA