Radioterapia durante l'intervento

PAVIA Colpisce direttamente la zona dove è appena stato asportato il tumore al seno senza danneggiare i tessuti circostanti; riduce, anche a un unico trattamento intra-operatorio, il programma di radioterapia che normalmente segue l'intervento chirurgico e quindi attenua anche i disagi pratici e psicologici determinati dal prolungarsi della cura. La fondazione Maugeri ha introdotto un nuovo dispositivo per la radioterapia al tumore al seno, da utilizzare durante l'intervento. Il primo attivato a Pavia. Il macchinario è stato introdotto a dicembre nell'unità operativa di Chirurgia Senologica e chirurgia plastica oncologica dell'irccs pavese, guidata dal dottor Vittorio Zanini, in collaborazione con il servizio di Radioterapia, diretto dal dottor Giovanni Ivaldi. «Dopo l'asportazione del tessuto tumorale – spiega Ivaldi – è fondamentale arginare il rischio di eventuali recidive locali attraverso il trattamento radioterapico, fino ad ora somministrato alle pazienti una volta dimesse dall'ospedale. Il macchinario Iort, il brevetto è tutto italiano, rivoluziona questa prassi e consente di effettuare l'intero programma di radioterapia in un'unica soluzione contestualmente all'intervento chirurgico o, nel caso invece sia necessario proseguire con il trattamento radioterapico post-operatorio, di dimezzarne la durata. Dopo la rimozione del tessuto tumorale da parte del chirurgo, e una volta protetti gli organi sani con una speciale schermatura, questo macchinario irradia la parte di mammella che conteneva la neoplasia con lo scopo di sterilizzarla dalla presenza di eventuali cellule maligne residue. L'irradiazione, regolata a seconda del tessuto da raggiungere, avviene in pochi secondi grazie all'alta intensità della radiazione prodotta. Inoltre, la particolare forma dello strumento, un braccio robotico che può essere spostato all'interno della sala operatoria, consente di analizzare la regione da colpire assicurando la massima precisione». «Dopo aver irradiato la zona con il dispositivo – dice Vittorio Zanini – il chirurgo completa l'intervento ricostruendo nuovamente la mammella. Un approccio terapeutico integrato che permette interventi sempre meno invasivi». (m.g.p.)