Quel diritto alla «vita familiare»
La Cassazione (foto), pronuncia dopo pronuncia, ha mostrato grandi aperture nei confronti delle coppie omosesseuali. Lo scorso marzo, la Prima sezione civile aveva sollecitato per le coppie gay il «diritto alla vita famigliare» con gli «stessi diritti» che hanno le coppie etero. È accaduto quando piazza Cavour è stata solleciata da una coppia gay della provincia di Roma che era andata a sposarsi in Olanda e chiedeva la trascrizione dell'atto di nozze in Italia. In quell'occasione, la Suprema Corte aveva osservato che le coppie omosessuali, se con l'attuale legislazione «non possono far valere il diritto a contrarre matrimonio nè il diritto alla trascrizione del matrimonio celebrato all'estero», tuttavia hanno il «diritto alla vita familiare» e a «vivere liberamente una condizione di coppia» con la possibilità, in presenza di «specifiche situazioni», di un «trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata». Un simile pronunciamento era già stato adottato anche dalla Corte costituzionale che nel 2010 aveva riconosciuto alle persone omosessuali «il diritto a vivere liberamente una condizione di coppia» con la possibilità di ricorrere ai giudici «a prescindere dall'intervento del legislatore in materia». Ieri un ulteriore passo in avanti da parte della Suprema Corte con una sentenza che, secondo Paola Concia del Pd, a questo punto «spinge il legislatore a legiferare su questo tema» per «coprire questo vuoto legislativo per la tutela dei bambini stessi» dato che in Italia sono «circa 100mila i bambini con i propri genitori omosessuali».