Medici in fuga e poco personale Viaggio nell'ospedale di Stradella

di Donatella Zorzetto wSTRADELLA Schiaccia il pulsante dell'ascensore e ripete tra sè «Non è possibile». Pronuncia la parola «malasanità», la signora Rosanna F., figlia di una paziente ricoverata in Medicina. «Perchè – spiega – altrimenti non si spiegherebbe come mai in Medicina ci siano quattro infermieri per assistere 44 pazienti». L'ospedale di Stradella vive momenti difficili. Medici che traslocano, infermieri che mancano, reparti che chiudono e riaprono, divisioni che non ci sono mai state e che molti vorrebbero. Il balletto dei camici bianchi. C'è chi se ne è andato, chi se ne va e chi lavora "in trasferta". Il primo è il dottor Giovanni Belloni, ex primario di Medicina (nonchè presidente dell'Ordine dei medici) che ha lasciato il posto a Luigi Magnani, il quale però dirige a Voghera, mentre a Stradella c'è molto poco. Se ne è andato anche Claudio Scarabelli, primario di Ostetricia e Ginecologia, come del resto Davide Rovati, che ha lasciato Ortopedia per la Clinica Città di Pavia. Della categoria dei medici "in prestito" appartiene pure Pierluigi Testa, che dirige Ortopedia a Stradella, ma lo fa da Pavia, in attesa del relativo concorso. Infine anche l'attuale primario di Chirurgia, Silvio Fossati, dovrebbe lasciare l'ospedale stradellino. In primavera, secondo i più. Il personale che non c'è. Rosanna F. parla di «carenza cronica». «Non ha importanza il fatto che sia festa, anche gli altri giorni mancano gli infermieri – sottolinea la donna–. Lo vedo con mia madre: spesso noi dobbiamo aiutarla perchè gli infermieri sono pochi e non ce la fanno a cambiare i pazienti anziani allettati. Senza contare il fatto che ho dovuto acquistare personalmente la pomata per curarle le piaghe provocate dalla prolungata permanenza a letto». «La struttura sarebbe anche bella, ma è il resto che lascia a desiderare – aggiunge Alfredo R. –, pure lui in attesa di salire al piano di sopra per raggiungere Medicina. Figuriamoci che hanno dovuto ricoverare i pazienti in Chirurgia perchè in Medicina non avevano più posti letto disponibili. Intanto, per le feste natalizie, Ortopedia ha chiuso i battenti e il personale si è dovuto trasferire provvisoriamente in Chirurgia. E poi, diciamolo, ciò che manca a Stradella è un reparto per le emergenze». Dov'è Rianimazione? Alfredo R. porta l'esempio di ciò che è accaduto ad un suo conoscente. «Per tre volte – racconta – è arrivato in Pronto soccorso a Stradella con forti dolori all'addome, e gli hanno detto che non aveva nulla. Alla fine l'hanno ricoverato, ma poi hanno dovuto trasferirlo d'urgenza a Voghera, proprio perchè lì c'è un reparto di Rianimazione che qui non esiste. Mi chiedo come mai, in presenza di una divisione di Chirurgia, a Stradella non abbiano previsto una Rianimazione. Che è una garanzia di sicurezza dalla quale non si può prescindere. E non mi stupisco, che proprio per questo motivo, molti pazienti preferiscano altri ospedali a questo, che pure si presenta come struttura recente e comoda». Una struttura per la quale, già nei mesi scorsi, alcuni paventavano la chiusura. L'Azienda ha continuato a ripetere che il cambio di primari al vertice dei reparti non era da interpretare come uno smantellamento. Di certo c'è che l'ospedale, che non ha compiuto ancora i quattro anni di vita, lavora in affanno. Il governatore della Regione Roberto Formigoni esaltò l'allora nuova struttura sanitaria, indicata come ulteriore segnale del buon modello di sanità in Regione Lombardia. Ma qualcosa ha iniziato a incepparsi. Secondo il direttore sanitario, Luigina Zambianchi, «I problemi economici, noti ed estesi a tutte le strutture sanitarie, vanno tenuti in debito conto, ma il personale sanitario fa il possibile, e talvolta l'impossibile». ©RIPRODUZIONE RISERVATA