Fondi Ue, utilizzo da record

di Annalisa D'Aprile wROMA Con un colpo di coda finale sugli ultimi mesi del 2012, l'Italia è riuscita a raggiungere i traguardi di spesa dei fondi stanziati dall'Unione europea. Dei 52 programmi finanziati dalla Ue (si tratta di progetti regionali, interregionali e nazionali su infrastrutture, sociale e occupazione) solo uno ha perso le risorse destinate: il piano "Attrattori culturali, naturali e turismo" (riguardante investimenti e ristrutturazione di parchi e siti archeologici), che dovrà restituire a Bruxelles 33,3 milioni di euro. «Governo, Regioni, ministeri e Comuni hanno fatto quello che potevano per farcela, ma non più del dovuto, cioè non ci siamo inventati qualcosa per utilizzare per forza tutti i soldi, non abbiamo speso tanto per spendere», ha detto il ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca. E presentando i risultati raggiunti ha spiegato: «Nei giorni scorsi sono circolate notizie imprecise sul fatto che avremmo restituito soldi a Bruxelles e perso fondi: non abbiamo perso fondi e per non perderli avevamo una prima scadenza molto pesante che era appunto il 31 dicembre 2012». Ma a restituire la misura esatta del rush finale sono i soldi spesi negli ultimi 14 mesi, cioè 9,2 miliardi di euro, pari alla stessa cifra spesa nei precedenti 58 mesi (dal 1 gennaio 2007). Il merito di questa accelerazione sta nell'aver riprogrammato e riassegnato i fondi attraverso i Pac (piani di azione e coesione). «Abbiamo corso il rischio di perdere quote importanti di fondi ma lo abbiamo scongiurato», ha aggiunto Barca condividendo il merito con le amministrazioni locali e anche con Raffaele Fitto, il suo predecessore che ha dato il via alla risistemazione dei progetti cui destinare fondi. In sostanza, dal 1 gennaio 2007 al 31 dicembre 2012 la spesa certificata dell'Italia è di 18,3 miliardi: i primi 9,1 spesi fino a ottobre 2011 sono divisi equamente tra fondi europei e cofinanziamento nazionale, mentre nella seconda tranche la parte comunitaria è più consistente perché il cofinanziamento è stato ridotto. Quindi, tenendo conto della riduzione della dotazione del cofinanziamento nazionale, la spesa ha raggiunto il 37 per cento degli importi disponibili. Andando a guardare il grafico dei programmi regionali e nazionali, le regioni più sviluppate hanno speso il 45,4 per cento delle risorse, mentre le regioni meno sviluppate il 33,2. Batte tutte le altre per spesa e impegni presi, la provincia autonoma di Trento, ottimo il lavoro fatto anche in Lombardia, Emilia Romagna e Sardegna. Pessimo invece quello del Lazio. Tra le regioni meno sviluppate, è in testa la Basilicata, mentre Barca definisce "importanti" i risultati di Puglia e Campania. Ma il lavoro non è finito, per i prossimi tre anni (dal 1 gennaio 2013 al 31 dicembre 2015) restano da spendere con «interventi di qualità i restanti 31,2 miliardi - ha concluso il ministro - Si tratta di una prospettiva migliore di quella che pensavamo, se in 14 mesi abbiamo speso 9,2 miliardi, è possibile spenderne 10 all'anno per i prossimi tre anni. Al mio successore lascio una sfida, ma anche un metodo per affrontarla». ©RIPRODUZIONE RISERVATA