La Gorga, matricola Voghe senza timore tra i pali
VOGHERA In uscita si è rotto tre volte il naso e una volta la parete orbitale: a Cosimo La Gorga, 18 anni appena, non manca il coraggio di uscire dalla porta quando la palla si alza. «Due volte in ritiro con la prima squadra del Varese e una volta in amichevole con il Pontisola»: Cosimo indica il naso senza perdere il sorriso. La Gorga, però, non nasce portiere: da piccolo, a Vallo della Lucana in provincia di Salerno dove sta fino a 5 anni, lo fanno giocare attaccante. Poi il ragazzo segue a Roma papà Felice e mamma Anna, entrambi insegnanti, per finire poi a Varese. Famiglia compatta con il padre insegnante di economia aziendale e mamma docente di diritto: a scuola la media di La Gorga, tra il 7 e l'8, è di quelle da studente modello. «I miei ci tengono e io voglio fare bene», commenta. Nemmeno sul campo si tira indietro: sei anni e mezzo a Varese, dove gioca dai Giovanissimi alla Primavera, e dal 20 di dicembre a Voghera. Cosimo ha scelto Voghera dopo la prima parte di stagione nella Primavera del Varese. «Da un po' pensavo a fare un'esperienza in prima squadra – racconta –. Avevo alcune richieste in D, ho scelto Voghera. E' la prima esperienza che vive lontano dalla famiglia, ma i genitori lo seguono da vicino e non è raro trovarli sulle tribune del Parisi a vedere gli allenamenti. I nuovi compagni di casa sono Iso (Guobadia), Mimmo (Yessoufou), Gava, Capi e Vargas: una casa multietnica dove La Gorga si è già ambientato. «Sto bene con loro – sorride –. Tra i compagni mi ha colpito Alessandro per la personalità, ma sono tutti molto disponili». Dei due ritiri che ha fatto con il Varese, La Gorga non scorda le persone che hanno influito sulla sua crescita: «Mister Sannino e Maran – spiega –. E ho avuto modo di passare un po' di tempo con Neto Pereira e Corti». E il primo impatto con mister Cotroneo? «Non me lo scorderò mai, mi ha detto: "Un ragazzo per essere calciatore deve essere orfano calcisticamente"». Come dire: ora pensa solo alla Voghe. Marco Quaglini