Segnaletica, via al processo d'appello per l'ex dirigente dell'Ufficio traffico

Nella sua requisitoria il pubblico ministero Roberto Valli aveva parlato di «sistema criminale» attorno ai lavori della segnaletica a Pavia e chiesto una pena di 17 anni complessivi. I giudici, con la sentenza di primo grado, avevano dimezzato le condanne per l'ex funzionario dell'ufficio traffico Antonio Capone (condannato a 4 anni per falso, truffa, peculato e minacce) e per l'imprenditore Piergiorgio Scagnelli, che aveva ottenuto 3 anni e 10 mesi di pena (era stato assolto, invece, il funzionario Cesare Colli). Ora, per entrambi, si apre l'occasione anche di ridiscutere quelle condanne: è stata fissata per il 7 febbraio l'udienza del processo d'appello davanti alla quarta sezione della Corte d'Appello di Milano. Sarà ripercorsa, in quella sede, la vicenda che aveva portato gli ex dirigenti in tribunale a rispondere di falso, truffa e peculato per i lavori della segnaletica stradale a Pavia. Lavori, secondo la ricostruzione fatta durante il processo di primo grado in tribunale a Pavia (nella foto), contabilizzati ma mai fatti, oppure pagati due volte. Accuse che erano partite dalla denuncia del funzionario dell'Ufficio traffico Vito Sabato. Che aveva raccolto documenti sui lavori e li aveva inviati ai carabinieri affinché indagassero sull'ipotesi di irregolarità negli interventi della segnaletica stradale. I giudici di primo grado avevano accolto, ad aprile 2011, la tesi dell'accusa e avevano anche stigmatizzato, nelle motivazioni della sentenza di condanna, il comportamento dei funzionari come esempio di «cattiva amministrazione». Ma con l'appello gli imputati hanno la possibilità di ribadire la loro difesa e ribaltare quella sentenza.