Fidi e crediti, strettoia per le imprese
E' stata costituita l'associazione «Insieme per Ubi» che ha l'obiettivo di sostenere il ruolo di Milano, Pavia e Vigevano all'interno del gruppo Ubi a cui è legata Popolare Commercio Industria. Una sorta di club di azionisti storici, molti dei quali sono proprio pavesi e vigevanesi, che intendono sottolineare il peso che questi territori hanno all'interno del gruppo Ubi. «Lo scopo dell'associazione – spiega Maria Vittoria Brustia (nella foto), presidente di Pmi – è quello di contribuire alla piena realizzazione di una banca capace di rispondere alle nuove sfide con cui deve confrontarsi. Il sistema bancario deve porsi in modo efficace e trasparente al servizio dei cittadini e delle imprese». L'associazione, sottolinea Brustia, vuole essere l'anello di congiunzione con un territorio, quello pavese, con cui vi sono radici profonde che non vanno dimenticate. Insomma, fanno sapere dall'associazione, «una banca deve saper guardare al futuro senza dimenticare le proprie origini». PAVIA Cala il credito alle imprese. E se alcune aziende faticano ad ottenere prestiti bancari, altre hanno rinunciato a chiederli a causa di tassi d'interesse troppo alti o di maggiori richieste di garanzie. Non ancora sortito gli effetti sperati neppure il patto per il territorio, siglato ad agosto tra Unione Industriali della provincia di Pavia e il Gruppo Ubi Banca, Banca Popolare Commercio e Industria. Un accordo che mette a disposizione delle imprese 20milioni di euro. Risorse a cui le aziende potevano attingere entro la fine dello scorso anno. Di quel pacchetto sono stati utilizzati una decina di milioni. Per qualcuno ha prevalso la prudenza, per altri la mancanza di obiettivi a lungo termine. «Gli investimenti si fanno quando si hanno davanti delle prospettive – sottolinea Franco Bosi, presidente dell'Unione industriali della provincia di Pavia - Il mercato interno è in stallo, i tassi applicati erano interessanti, ma alti rispetto a quelli di qualche tempo fa». Tassi che oscillavano tra il 3,5 e il 5,5, diminuendo qualora vi fosse l'intervento di un Confidi. Perché lo scorso luglio l'incremento dello spread aveva comportato l'aumento del costo del denaro. Ma l'iniziativa, fa sapere il presidente, verrà rinnovata e migliorata. «Lo strumento è migliorabile – spiega Bosi - per questo stiamo raccogliendo le valutazioni dei nostri associati, in modo da avere dalla base indicazioni utili a rendere più efficace questo patto per il territorio, stretto con Ubi Banca e aperto a tutte le imprese iscritte alla Camera di commercio». «Il momento è delicato e va affrontato con ottimismo, ma basandosi su fatti reali – sottolinea Bosi -. Da una parte ci sono le aziende che mancano di liquidità, dall'altra le banche, diventate più selettive a causa delle regole di Basilea. Per questo adesso è necessarie pensare a misure per la crescita, in modo da rendere i consumi più vivaci». A soffrire sono soprattutto le piccole e microimprese. «Non riescono ad ottenere finanziamenti a medio termine – fa sapere Paolo Ventura, direttore di Cna – Vengono poi messe in difficoltà da tempi di pagamento sempre più lunghi. Rispetto ad un anno fa è diminuita ancora di più la flessibilità degli istituti di credito che obbligano i Confidi ad intervenire in modo sempre più consistente, mettendo a rischio l'esistenza dei Confidi stessi». «Il nostro Confidi – fa sapere Renato Perversi, presidente di Confartigianato – dà il 50% del valore del finanziamento». Il presidente punta l'indice sulla «campagna di riduzione degli affidamenti». «Le banche – spiega Perversi – stanno rivedendo l'importo dei fidi che fanno riferimento al fatturato dell'azienda e non più alle richieste dell'imprenditore e questo blocca l'iniziativa. Le garanzie arrivano fino al 140% rispetto al finanziamento richiesto e la stretta creditizia è percentualmente più elevata per le piccole imprese». Stefania Prato