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di Maria Berlinguer wROMA «Credo che per l'Italia non sia stata una buona notizia» la scelta di Mari Monti di «salire» in politica. Il segretario del Pd parla a «Otto e mezzo» e si toglie qualche sassolino sul premier ma non chiude a nessuna ipotesi di alleanza dopo il voto con i moderati purchè «europeisti». Un'eventualità smentita categoricamente in mattinana da Nichi Vendola che boccia un ticket Monti-Bersani come «una cosa spavenosa». La scelta del Professore di candidarsi «è legittima» assicura Bersani che però avverte: «Mettere il nome nel simbolo è sbagliato, non succede in nessun paese del mondo». Al premier che domenica ha accusato il Pd di essere stato non del tutto affidabile nel corso dell'ultimo anno Bersani replica bonario: «Ho scoperto in questi ultimi giorni che avevamo molti difetti». «La prima cosa che vorrei sapere in quale Paese al mondo le forze politiche si organizzano attorno alle persone: è una questione di fondo perché questi meccanismi creano inaffidabilità e instabilità». Bersani dice che un minuto dopo le elezioni parlerà con Monti. Ma fissa dei paletti. A Casini che lo avverte che se non avrà la maggioranza anche al Senato non farà il premier ricorda che, per esempio in Germania, quando nessuno aveva la maggioranza per la Grande coalizione nessuno si è sognato di offrire al secondo partito la guida del governo. Quanto a sè il segretario del Pd è più modesto di Monti. «O farò il premier o niente», aveva detto il Professore. «Ho meno esigenze, posso fare di tutto per la squadra». Intanto in mattinata è Vendola a parlare. Lo fa prima a Unomattina e poi in una conferenza stampa in cui presenta i suoi candidati capolista. I super ricchi? «Devono andare al diavolo». Quanto a Mario Monti il suo è un progetto degno di un massone. Il leader di Sel lancia bordate contro il Professore e contro il suo progetto di tagliare «le ali estreme»: Sel, Cgil e Fiom. Il principale alleato di Bersani, ribadisce la vocazione a difendere i ceti sociali più deboli e smonta alcuni certezze della stagione Monti. Meno fisco e più lavoro sicuro, premette Vendola precisando che se saranno il Pd e Sel a governare la scommessa è quella di cambiare il Paese. A partire dai paletti imposti fin qui dall'Europa alle politiche nazionali e dal Fiscal compact. Altrimenti, è il timore del leader di Sel, l'Italia rischia di fare la fine della Grecia dove «la cura da cavallo inflitta da Bruxelles ha ammazzato il malato». L'obiettivo della colazione di centrosinistra è «salvare l'Italia», quanto a Monti e a Casini le loro proposte al Pd , compresa l'idea di liberarsi di Sel, «sono una resa» senza condizioni. Il disegno di Monti è per lui una «democristianeria senza la Dc» e il Professore ha rapidamente imparato «la lezione della vecchia politica e si presenta come un vecchio politico», un campione «della razza padrona» dice citando Eugenio Scalfari. Il premier uscente è portatore di un «classismo feroce», incapace di vedere «il dolore che ha provocato». Sia Sel che il Pd sono intanto alle prese con le liste elettorali. Ieri, in un albergo romano, Vendola ha presentato i capilista indipendenti: Sono undici: si dall'ex operaio Fiat di Melfi, Barozzino all'ex numero due della Fiom,Airaudo passando per la portavoce per i rifugiati Onu, Blordini. Intanto anche Bersani stringe sulle liste e candida Gianpaolo Santini, ex direttore generale di Confindustria e il numer 2 della Cisl, Giorgio Santini, molto corteggiato fino a ieri anche da Italia futura di Montezemolo e vicino al segretario Cisl Raffaele Bonanni. E a quanto pare salta anche l'appuntamento cattolico di Todi3. ©RIPRODUZIONE RISERVATA