Mafia, l'oculista resta in carcere

PAVIA «Ha agito violando i più elementari principi di lealtà connessi alla sua funzione sociale e dimostrato un inserimento stabile e continuo in ambienti criminali di elevata professionalità». Con queste motivazioni il giudice ha respinto la richiesta di arresti domiciliari per il medico oculista Aldo Fronterrè, arrestato prima di Natale dagli uomini della Direzione distrettuale antimafia di Napoli con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. In particolare al medico viene contestato di avere favorito l'evasione del boss Giuseppe Setola con una perizia che certificava la quasi cecità del detenuto. Proprio sulla base di quella relazione il boss aveva ottenuto gli arresti domiciliari a Pavia e la possibilità di farsi curare alla Maugeri, ma dall'appartamento in corso Garibaldi, dopo qualche mese, era scappato. Dopo questa fuga si colloca l'uccisione di sei immigrati nella sparatoria di Castel Volturno: il killer, secondo la sentenza di condanna di primo grado, era proprio il boss di cui Fronterré aveva dichiarato la quasi cecità. «Ho agito da medico, ho fatto quella perizia nell'ambito della mia professione, non certo con l'intento di favorire la camorra», si era difeso il medico durante l'interrogatorio di garanzia. Una difesa che non è bastata a ottenere la revoca della custodia cautelare in carcere e la concessione degli arresti domiciliari. Un interrogatorio che, per il giudice delle indagini preliminari, «non ha affievolito le esigenze cautelari» del pericolo di reiterazione del reato e di inquinamento delle prove, che resterebbero intatte. Alla richiesta di arresti domiciliari, peraltro, anche il pubblico ministero napoletano aveva dato parere negativo. Aldo Fronterrè, peraltro, si era già autosospeso dall'Ordine dei Medici ed ora l'Ordine ha avviato una procedura interna automatica di sospensione in attesa dell'esito della vicenda giudiziaria che ha coinvolto il noto oculista. L'intervento dell'ordine professionale è una prassi dovuta e seguita sempre in casi come questi. Gli Ordini esercitano questa forma di autotutela della professione quando ci sono vicende giudiziarie che riguardano un loro iscritto. Si tratta di un intervento cautelare, in attesa che venga definito il procedimento giudiziario. Solo quando l'iter processuale sarà concluso anche l'Ordine prenderà una decisione definitiva in base al codice deontologico. (m. fio.)