Soldi pubblici, nuova bufera sulla Lega

di Paolo Carletti wROMA Il segretario del Pdl Angelino Alfano dispensa ottimismo su un ormai «fatto accordo» con la Lega Nord, ma lo fa nel giorno in cui il Carroccio deve affrontare un nuovo scandalo sull'utilizzo dei fondi destinati ai partiti. Il risultato è il caos e dichiarazioni contraddittorie. Con Salvini che sul presunto accordo col Pdl prima cerca di calmare la base in rivolta («la gente capirà»), ma poi intervistato dal Tg3 smentisce e dice no a un ritorno al passato con Berlusconi leader. Il Cavaliere da parte sua continua a promettere un miracoloso recupero («arriveremo al 40%») e a minacciare di far cadere le alleanze nelle regioni se non si trovasse l'accordo. Ma i leghisti devono affrontare una di quelle giornate da incubo che li riporta allo scandalo della primavera scorsa, dopo le rivelazioni di Repubblica sull'apertura di un'inchiesta della procura di Roma. Sotto la lente, benefit e paghette al nero finiti nelle disponibilità di esponenti di primissimo piano. E' la segretaria del tesoriere del gruppo (il senatore Piergiorgio Stiffoni già indagato per lo scandalo Belsito-Bossi) Manuela Maria Privitera, che ha vuotato il sacco davanti ai magistrati in un interrogatorio avvenuto il 27 novembre. Tra i pochissimi ad avere piena e diretta gestione dei fondi del gruppo a palazzo Madama (totale di 15 milioni di euro), la Privitera ha consegnato al sostituto Roberto Felici un memoriale che tira in ballo l'ex ministro Roberto Calderoli, il capogruppo al Senato Federico Bricolo, e i suoi fedelissimi Bodega e Mazzatorta. Stipendi extra versati dalla stessa segretaria con bonifici fino a novembre 2011, quindi distribuiti in contanti. E snocciola cifre: Bricolo 2.028 euro, Bodega 778 euro, Mazzatorta 683. Dal novembre 2011 su disposizione dello stesso Bricolo – secondo la Privitera che esibisce ricevute e documenti – 2mila euro al mese in contanti a Calderoli, che proprio in quei giorni aveva perso la poltrona di ministro. La segretaria spiega ai magistrati che è stata lei stessa a consegnare i soldi dal dicembre 2011, «facendomi firmare una ricevuta individuale precompilata». Ma ci sarebbe di più: «Con i soldi del gruppo veniva pagato l'affitto dell'appartamento dove abitava il senatore Bricolo, 1.250 euro, e si coprivano le spese della carta di credito a sua disposizione». Accuse pesanti per la Lega già in primavera travolta dallo scandalo Belsito che portò alle dimissioni di Umberto Bossi e del «cerchio magico». Intorno a queste cifre più importanti, la Privitera ha poi indicato flussi di soldi che finivano nelle tasche di addetti stampa, collaboratori e personaggi anche non leghisti. Tra questi anche 1.500 euro per «Cortese Giuseppe che non era un nostro dipendente ma collaborava con l'onorevole Cota quando questi era capogruppo». Bricolo ha respinto ieri le accuse sostenendo di avere le prove di non aver mai utilizzato per fini personali i fondi del partito. E sostiene che si tratterebbe di una vendetta della Privitera, che nel bel mezzo dello scandalo Belsito a Milano, fu esautorata dall'incarico, requisita la stanza che utilizzava, e tutto il materiale (cassaforte compresa) era stato portato via. Messa sotto accusa all'interno della Lega per aver chiesto un prestito superiore al tfr cui aveva diritto per l'acquisto di una casa, anch'ella si ritrova indagata. «Hanno cercato di far fuori una testimone scomoda» dice la segretaria ai magistrati aprendo la cartella dei documenti scottanti che fanno tremare il Carroccio. ©RIPRODUZIONE RISERVATA