«Il Comune paghi la parrocchia»

GAMBOLO' Contenzione Curia-Comune sull'ormai concluso restauro della pieve di Sant'Eusebio, verso Remondò: il giudice dell'opposizione ha dato ragione alla Curia, e così la parrocchia che aveva presentato in ottobre il secondo decreto ingiuntivo di pagamento si è rivalsa sulla Tesoreria del Comune, ottenendo 35mila euro. L'amministrazione, dal canto suo, se da un lato aspetta l'udienza di aprile davanti al giudice di merito per discutere della propria opposizione al decreto ingiuntivo, la prossima settimana depositerà reclamo formale per chiedere la revoca del provvedimento che lo ha costretto a pagare la somma. «Oggi abbiamo un ammanco a causa di quello che crediamo sia stato un errore – dice il sindaco Elena Nai, che mercoledì si troverà a rispondere in consiglio comunale a un'interpellanza dell'opposizione sull'argomento – Il giudice non ha tenuto conto del fatto che ci eravamo opposti al decreto ingiuntivo, ma in ogni caso andremo avanti, la questione non finisce qui: il provvedimento deve secondo noi essere dichiarato nullo. Da un punto di vista politico, invece, trovo ingiusto che sia stata riconosciuta una rata così elevata alla parrocchia quando noi Comuni ci troviamo a gestire il picco dell'emergenza sociale delle famiglie travolte dalla crisi economica». A ottobre la Curia aveva presentato un secondo decreto di pagamento, tramite il quale chiedeva al Comune di pagare la rata 2012 del Frisl, finanziamento regionale utilizzato per effettuare i restauri della pieve, rata da 32mila euro. Antefatto: dal 2011 la giunta aveva smesso di corrispondere le rate del finanziamento, spiegando di non aver pagato la rata Frisl per rispettare una normativa, che proibirebbe ai Comuni di erogare contributi se non a enti sostitutivi. Simona Bombonato