Obbligazioni, meglio scegliere quelle dei paesi emergenti

Con i tassi sempre più bassi diventa sempre più difficile per gli investitori proteggere i risparmi almeno dal rischio dell'inflazione. Sino allo scorso anno questo era possibile mediamente con le obbligazioni governative (fatta eccezione con i Bund tedeschi) ma nel 2013 il rischio di mettere in portafoglio titoli pubblici con rendimenti reali negativi è decisamente crescente. Il trend dei tassi bassi non è però uniforme: le condizioni particolarmente favorevoli, che hanno spinto le imprese ad un boom di emissioni obbligazionarie nel 2012 sino alla soglia dei 4 mila miliardi di dollari, sono destinate a chiudersi. Secondo un recente studio di Bank of America, le emissioni in dollari di titoli non a rischio dovrebbero diminuire nel prossimo anno del 16% a causa di un aumento dei tassi e di condizioni di liquidità meno favorevoli. Anche in questo caso l'opinione diffusa è che ci siano le condizioni per quella che gli analisti definiscono "la grande rotazione" fra obbligazioni e azioni, con un ritorno degli investitori verso il mercato azionario. «A nostro parere nel comparto obbligazionario diventerà praticamente obbligatorio guardare alle obbligazioni delle aziende e a quelle dei paesi emergenti, soprattutto dell'America Latina con una particolare attenzione al rischio cambio», spiega Andrea Pennacchi, specialist del comparto a reddito fisso. Tra le imprese gli analisti continuano a preferire le obbligazioni delle aziende del comparto energetico: «Soprattutto negli Stati Uniti ci sono delle ottime opportunità legate anche all'incredibile crescita del nuovo comparto dello shale gas, il gas da frattura delle rocce, che ha letteralmente rivoluzionato il sistema di approvvigionamento delle fonti di energia», conclude Pennacchi.(a.d.s.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA