«Non solo soldi Serve progetto per integrarli uno alla volta»

PAVIA San Martino è fuori dalla diocesi di Pavia, ma ci vuol poco a immaginare che dal primo di marzo, senza un tetto né un soldo in tasca, qualcuno dei rifugiati che per un anno e mezzo hanno gravitato su San martino si andrà ad aggiungere ai tavoli della mensa del fratello della Casa del Giovane o della mensa del povero di Canepanova, andrà a bussare ai servizi sociali del Comune, oppure dormirà per strada, in stazione. «In questi mesi la Caritas diocesana ha garantito una presenza costante – afferma il vescovo Giovanni Giudici – Qualcuno, una minoranza, è stato inserito alla Casa del Giovane, fa l'artigiano, è una presenza positiva. Ma bisogna accompagnarli. L'idea di dare loro del denaro, e basta, è sempre la meno felice. Il denaro finisce, può essere sprecato. Serve un accompagnamento attivo che trovi modi di inserimento nel tessuto sociale e lavorativo. Non è impossibile: ma ci vuole una struttura, delle persone, dei finanziamenti. L'emergenza va affrontata con strumenti adatti: non è impossibile, se si affronta gradualmente. Serve un lavoro fatto su misura, caso per caso. Altrimenti non si arriva a nulla».