Dieci anni di cronaca robbiese

ROBBIO Chi mai oggi, considerando lo stato di quasi totale abbandono, potrebbe supporre che, solo 80 anni fa, lo scalo ferroviario fosse animato da un tale traffico di merci da consentire nel 1932 la nascita di una cooperativa di facchini? La curiosa notizia è stata inserita da Antonio Festo Destro, ferroviere in pensione e appassionato di storia locale, nel libro "Cronaca robbiese (1930 -1940)" un opuscolo di 70 pagine pubblicato dal Fotoclub (vendita ad offerta nella sede di via Novara aperta il giovedì sera) realizzato granie a una ricerca certosina e che ha il merito di narrare ai robbiesi di oggi e tramandare alle generazioni che verranno vicende destinate, altrimenti, ad essere per sempre dimenticate. Una dopo l'altra le notizie, con l'inevitabile alternarsi di fatti lieti e tristi, consentono al lettore di sgombrare il campo da una convinzione tanto diffusa quanto poco veritiera secondo cui nei tempi passati si viveva meglio che non nell'epoca attuale. Antonio Festo Destro nella sua elencazione riporta infatti notizie di morti improvvise e premature per malattie e infezioni oggi curabilissime come il tetano e la polmoniti, di incidenti mortali causati non dallo scontro di auto ma dall'imbizzarimento di cavalli. Significativa un'informazione del gennaio 1935 da cui si apprende che «l'ufficio di assistenza del Comune distribuisce alle famiglie degli indigenti e alle persone sole 825 chilogrammi di pane, 37 di lardo, 19 di olio, 3 di pasta, 60 litri di latte,14 chili di zucchero, 2 di caffè e 90 quintali di legna». Con la stessa comunicazione si precisa poi che «sono oltre 80 le famiglie che ricevono il pasto quotidiano per confezionare il quale vengono consumati 400 chili di riso, 42 di lardo, 130 di fagioli, 10 di conserva e 18 di salumi» Sandro Berberis